Bio




Claudio Betetto, alpinista e mountain blogger

Classe 1993, provengo dalla pianura ma fin da piccolo ho sempre guardato alle terre alte, attratto dall’aria sottile e dal profumo dei boschi.


Mi piace vivere la montagna a 360 gradi e in tutte le stagioni, cercando il più possibile l’avventura. Amo la Natura e in essa trovo il terreno ideale per mettermi alla prova.


Laureato in Scienze Forestali ed Ambientali.


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62

Vie di arrampicata salite

2

Vie nuove

192

Vette raggiunte

2000m

Dislivello compiuto quest’anno

001

Corde spezzate

Avventure




13 Maggio 2019

Via GuGu – Castelletto – Tofane

23 Aprile 2019

Il Covolo del Butistone – Una parete persa nel tempo

Non ricordo chi me ne aveva parlato per la prima volta ma quando andai ad arrampicare alla parete del Covolo del Butistone fu per salire il Diedro dei Garofani assieme agli amici Marco e Francesco. Poi sono tornato altre volte per la bella Eliseo, ancora per il Diedro dei Garofani (troppo bella quella via, tornerò ancora sicuramente!) e la classicissima Via delle Attraversate. Proprio su quest’ultima, senza saperlo, abbiamo incontrato l’apritore Umberto “Marampa” Marampon, visibilmente contento di vedere ancora dei giovani sulla sua via. Non sapendo chi fosse e avendo voglia di scalare, l’abbiamo liquidato in breve, scoprendo solo la sera di chi si trattava! A saperlo ci saremmo fermati sicuramente a fare due chiacchiere in più! La giornata era più che incerta ma fortunatamente il tempo ha retto e siamo riusciti a scalare nonostante l’umidità alle stelle, anche perchè mi sarei sentito in colpa ad aver fatto venire fin lì tre friulani per prendere acqua o trovare tutto bagnato. Un lato positivo della parete del Covolo del Butistone è che l’avvicinamento è pressochè nullo, essendo la falesia a picco sulla strada statale. Per contro i camion e le macchine disturbano abbastanza e bisogna ammettere che l’atmosfera non è di certo bucolica ma mentre si scala il pensiero fugge altrove e non si viene più di tanto toccati dal casino che proviene dal fondovalle. Francesco Gherlenda scrive così sulla guida Valsugana e Canal del Brenta: “Lo scenario da degrado post-industriale non era il massimo… una volta però saliti di pochi metri la parete ti prende, tutto cambia di prospettiva e la bellezza della roccia e dell’arrampicata si rivela…”, ed è vero, mi ci ritrovo pienamente!
21 Aprile 2019

La Parete dei Falchi – Un balcone sulla Valbelluna

8 Aprile 2019

Via del Drago – Lagazuoi Nord

Per scappare dal caldo ci rifugiamo in parete Ovest e passiamo una bella mattinata di arrampicata al fresco. Bella salita su roccia a tratti fantastica…meno in altri. Non proprio solido il quinto tiro dove recito qualche preghiera nel caricare gli appoggi o tenere alcune prese. Spettacolari gli ultimi due tiri in diedro, il secondo piuttosto sostenuto. Una via che ha segnato la storia dell’alpinismo: da salire almeno una volta! Ad essere sinceri sono rimasto un po’ deluso, probabilmente vista la grande aura che la circonda, mi aspettavo meglio da questa via. Comunque non posso certo parlarne male, anzi la consiglierei senza dubbio!
7 Aprile 2019

Diedro Manolo – Pian de la Paia

Secondo capitolo della trasferta in Valle del Sarca con l’amico Nicola. Dopo il Martini è la volta del Diedro Manolo, una linea logicissima che solca la parete del Pian de la Paia. Più corta ma più intensa, la via si svolge interamente in diedro, tranne nei primi due tiri di zoccolo e nell’ultimo tiro dove si ha anche placca. Nel diedro non si scende mai sotto al V e in alcuni tiri mai sotto al V+. A mio parere oltre al chiave ci sono almeno altri due passi di VI.  Complessivamente più godibile del Diedro Martini con la roccia meno unta ma da prestare comunque attenzione alla stabilità in alcuni tratti, si tratta pur sempre di roccia gialla! Chiodatura molto buona ma indispensabile integrare se non si è di molto al di sopra del grado.  
5 Aprile 2019

Diedro Martini – Cima alle Coste

Il diedro più classico della Valle del Sarca assieme a quello della Cesare Levis (Diedro Manolo). Non propongo una relazione dettagliata poichè in rete già se ne trovano ma scrivo alcune impressioni sulla salita. L’impegno è concentrato nella parte alta mentre la parte bassa risulta un po’ anonima anche se contribuisce a rendere piena la giornata. La roccia non è delle migliori con qualche tratto marcio ma soprattutto unto. Senza dubbio il tiro chiave è quello del primo diedro giallo dove un passo su un tettino va affrontato con decisione ed è VI pieno ma il più bello a mio parere è il penultimo tiro che inizia con una lama gialla staccata per poi proseguire in fessura entusiasmante. Bella via da fare una volta nella vita con la consapevolezza tuttavia che a livello di arrampicata c’è di molto meglio, infatti i tiri veramente meritevoli sono 3-4 su 13.    

Galleria




Una foto non potrà mai cogliere la vera essenza di ciò che il fotografo prova al momento dello scatto: di fronte a certi spettacoli, innanzi a certi spazi immensi e grandiosi ti prende un senso di grandezza che travalica la vita comune e avvicina, forse, un po’ al cielo. Tuttavia con la foto che immortala un momento, è più facile poi ricordare ed è bello a posteriori condividere con gli amici, magari fantasticando su avventure e progetti futuri