Un atteggiamento idealista, prevede di vedere la montagna come un fine e non come un mezzo, ovvero pone al centro la montagna e non l’uomo. È una posizione nobile, tuttavia difficile da perseguire nel mondo attuale. Non vuol dire che non sia possibile e nemmeno che non vi sia chi riesca ad attuarla, solamente gli input che ci vengono forniti dalla società non sono favorevoli.
Se c’è una cosa che nel tempo sta cominciando a starmi stretta, è il concetto di sfida ovunque. Una sfida poco costruttiva, più che altro una gara a chi ce l’ha più lungo, basata sul concetto consumista del “grande è meglio”… perché ahimè il pensiero consumista ormai permea ogni aspetto delle nostre vite.
Mi innervosisce pensare che venga dato un valore maggiore alla velocità o al grado, come se fosse motivo di vanto. Capisco la soddisfazione personale nel riuscire a superarsi, è innata nell’uomo ed è giusto che ci sia, è la fonte del progresso. In montagna però deve restare un fatto personale: nel momento in cui si rende pubblica infatti, il tutto diventa una mera sfida al record, uno sfruttamento della montagna vista semplicemente come arena di gioco.
La ricerca della velocità è diversa da quella del grado: la velocità può essere ricercata anche per le emozioni che regala, non solo per leggere un tempo sul cronometro: correre su una cresta è qualcosa di unico e bellissimo, esaltante è dir poco!
Anche per il grado non è detto che la finalità sia quella del firmare un record, può essere benissimo la ricerca di un limite personale, intimo, un intento quasi spirituale.
Fondamentalmente emergono due approcci: quello idealista e quello umanista. Credo che il successo maggiore del secondo sia legato alla società delle apparenze in cui viviamo.
Per questo motivo mi sono sempre sforzato di trasmettere qualcosa in quello che scrivo e pubblico nel web, per andare oltre la mera apparenza e il vanto personale che, impossibile negarlo, c’è ma che dobbiamo tenere a bada.