28 Ottobre 2019

Via dei Fachiri – Cima Scotoni

Da tempo la puntavamo e finalmente il momento è arrivato, un po’ per caso, avendo preso la decisione il pomeriggio prima. Sicuramente scelta più che azzeccata visto lo zero termico a 4000m, non proprio tipico di fine Ottobre ma che ci ha permesso di arrampicare in maglietta, chiaramente una volta uscito il Sole. La via è un capolavoro di logica alpinistica e regala una bellissima e varia arrampicata, su roccia a tratti stupenda. Forse leggermente più facile della vicina Lacedelli ma sicuramente meno chiodata. La parte bassa fino al traverso è più facile, con solamente un tiro sul giallo più impegnativo. Il traverso comincia facile, tant’è che stavo rimanendo deluso ma poi le cose cambiano e l’aria sotto al culo si fa sentire. Sicuramente però il tiro più impegnativo è quello del diedro fessurato giallo, con un bel passo stronzo in uscita, cui segue un traverso ascendente a destra da manuale su buone prese e molto aereo. Pur avendo in mano due relazioni, è stato meglio utilizzarle come riferimento ma non seguirle alla lettera perchè imprecise. Ci siamo tuttavia subito resi conto della logicità della via e quindi abbiamo sempre seguito il “facile nel difficile”, non sbagliando mai. Arrivati poi in cengia alle 4 del pomeriggio, ci fermiamo 10 minuti a contemplare le Dolomiti. Il silenzio pervade l’aria e la roccia emana un’aura di luce. Chiaramente il pensiero vola a Enzo Cozzolino e Flavio Ghio che qui hanno firmato il loro capolavoro. Un sorso d’acqua, una stretta di mano e poi giù verso l’oscurità del fondovalle.    
22 Ottobre 2019

Diretta de Bortoli – Parete Piatta

Bella avventura sulla parete Piatta dello Spallone del Sass de Mura, in Feltrine, col Dori e il Manfer. Decidiamo di salire in giornata e partiamo da Matiuz, nonostante ormai le giornate si siano accorciate notevolmente. Almeno 3h30 ci vogliono per attaccare e non stiamo scalando prima delle 10 30. Ero convinto che la parete fosse in pieno Est quindi di goderci un po’ più di Sole mattutino e invece appena mettiamo le mani sulla roccia si va in ombra => tutta la via in pile e piumino! Il primo tiro in diedro è tranquillo ma il secondo in parete aperta inizia già a farci capire che non si scherza. Nel terzo ci si incastrano le corde in una fessura a “v” e perdiamo circa un’ora per sbrogliarle con una manovra delicata ma efficace. Il tiro chiave è stupendo con alcuni movimenti su placca nera da manuale e poi un tetto da superare con un bella sbracciata, impiego due buoni minuti a capire la sequenza ottimale ma poi mi riesce in libera, bella soddisfazione (anche perchè non era azzerabile, possibile invece l’A1). Come impegno psicologico è però il tiro seguente a provarmi di più con alcuni passi in leggero strapiombo friabile per uscire da una nicchia, protetto con un friend 0.75 salvifico e qualche chiodo di dubbia tenuta. Poi la via sgrada e prosegue con un bel camino cui segue un traverso facile e poi delle placche articolate in costante traverso a destra. Si esce su terreno detritico e con un centinaio di metri di I e II grado si sbuca in cima. Arriviamo in vetta poco dopo il tramonto giusti in tempo prima di accendere le frontali. Lo spettacolo ci fa dimenticare del ritardo accumulato. La discesa non è difficile ma insidiosa in qualche punto, sempre ben omettata. Una volta […]
22 Ottobre 2019

Miotto-Bee-Gianeselli – Spiz di Mezzo

Sulla scia della cordata degli amici friulani e poi dei bellunesi, toccava anche alla compagine della bassa pianura cimentarsi con gli strapiombi gialli dello Spiz di Mezzo. La via si sviluppa sulla parete Ovest e attacca poco oltre il bivacco Carnielli. I primi tiri sono facili e corrono veloci ma il chiave è da bastonate sui denti, su fessura gialla abbastanza fisica ma anche tecnica con i piedi in spaccata all’esterno, uno di quei tiri dove lotti per la sopravvivenza, anche perchè i chiodi sono pochetti e non infondono troppa fiducia. A fatica mi riesce la libera e salgo fino in alto sotto al tetto. Poi un tiro corto in traverso a destra porta sotto ad un camino impegnativo all’inizio.  Più in alto invece è quasi commovente il penultimo tiro su placca nera: l’ambiente degli Spiz è superlativo! E come ha detto Andrea: “Un piccolo, grande sogno che è stato realizzato”. E non posso che concordare!
23 Settembre 2019

Diedro Casarotto-Radin – Spiz di Lagunaz

La prima cosa che ho ricercato quando ho iniziato ad andare in montagna è stato il selvaggio: più un luogo è distante dalla civiltà, più mi attrae. L’ignoto può essere terrificante ma è anche irresistibile allo stesso tempo e anche l’arrampicata non è altro che una continua ricerca dell’ignoto, tarata su una scala più piccola, quella della parete che ti si para di fronte al naso mentre sei lì, alla ricerca del costante movimento. Ero stato in Valle di San Lucano solo una volta, rimanendo folgorato dalla sua sconcertante dimensione verticale che ti schiaccia con forza. Fin da subito avevo percepito l’odore di selvatico. E il gran diedro Casarotto-Radin era lì, un obiettivo, un sogno. Cagia è il compagno giusto e con noi si aggrega anche quella macchina da guerra che è il Capo. Le sensazioni sono buone anche se mentre sei lì che risali lo zoccolo boscato, più volte ti chiedi il perché di quello che stai facendo e la risposta prontamente non arriva perché sei troppo impegnato a non ammazzarti sui terzi gradi vegeto-minerali. La via non perdona e i due tiri duri sono delle legne. Quando Cagia ci chiede di bloccarlo perché è in ghisa non ci crediamo, pare impossibile! Da secondo mi riesce la libera, con lo zainone, anche se arrivo in sosta totalmente finito. Sul secondo mi arrendo al tetto finale, troppo duro con lo zaino che mi risucchia verso il basso. Poi bivacchiamo in una nicchia dove il posto sarebbe per due persone e noi siamo in tre. Qui Cagia da il meglio di sé con il suo proverbiale pessimismo e così andiamo a dormire pensando a temporali, aerei perduti e chi più ne ha, più ne metta. La mattina seguente mi sveglio bene col primo tiro sul giallo e mi rincuora sapere che […]
17 Settembre 2019

Cassin-Ratti – Torre Trieste

Lo chiamano Hotel Cassin ma fondamentalmente è un masso un po’ più grande degli altri in mezzo ad un ghiaione alquanto disastrato. Dal lato a valle presenta una cavità dove è possibile bivaccare in due ma chiaramente quando arriviamo gronda acqua, così ci piazziamo fuori, in pendenza. Il materassino non vuole saperne di restare gonfio così mi faccio una bella notte a contatto con i sassi. Che poi è veramente chiamato Hotel Cassin o è Nicola che si diverte ad affibbiare i nomi a tutto? Non lo so, so solo che alla fin fine un po’ dormiamo e la mattina alle prime luci imbocchiamo la cengia d’attacco. In breve siamo nella parete della Torre Trieste che non finisce mai: si iniziano le danze. I tiri si susseguono uno dopo l’altro senza soluzione di continuità fino alla prima cengia, dove abbiamo già accumulato ritardo. Poi ci metto del mio e vado ad infilarmi nel diedro sbagliato: la relazione recita IV+ ma sarò almeno sul VI+, la roccia però è stupenda e ne viene fuori il più bel tiro fino ad ora. Siamo sulla seconda cengia ed entrambi sappiamo che si tratta dell’ultimo punto di fuga. Scendendo a destra saremo a Capanna Trieste per cena; salendo invece, probabilmente dovremo bivaccare in cima o comunque passare la notte fuori: entrambi non conosciamo la discesa ma sappiamo essere molto temuta per la complessità, per cui ci siamo riproposti di non affrontarla al buio. Mandiamo giù una barretta energetica e ripartiamo. A volte le parole non servono. Qui la musica cambia e la roccia diventa qualcosa di spettacolare, peccato che andiamo avanti come automi. Una riga di tiri duri mi prova e finito l’ultimo mi vengono i crampi alle braccia recuperando le corde. Negli ultimi quattro tiri passa in testa Nicola, nel mentre mi scolo […]
9 Settembre 2019

Palfrader e Fouzigora: diedri e giallume

I diedri Palfrader e Fouzigora si trovano su due montagne diverse, ovvero rispettivamente il Col di Specie e la Cima Cason di Formin, i quali fanno pure parte di due gruppi montuosi differenti, ma a mio parere sono due vie che hanno molti punti in comune. Innanzitutto in entrambi i casi la via si svolge unicamente in diedro giallo, tranne sull’ultimo tiro del Fouzigora dove un tratto è in parete aperta. Poi la brevità: entrambe le vie si risolvono in mattinata, perfette nelle giornate dal meteo incerto! Sono andato a percorrere il Palfrader un po’ per ripiego, infatti l’idea iniziale era salire la Cassin in Lavaredo che però risultava bagnata, però fin dal primo tiro mi sono ricreduto e le aspettative si sono rivelate sbagliate: la via è infatti bellissima e in alcuni passi per nulla scontata, pur essendo molto chiodata. La roccia è classica gialla marcia ripulita, tranne l’ultimo tiro dove ci si muove veramente sulle uova. Gran bella giornata con l’amico Marco! Il Fouzigora invece l’avevo adocchiato un po’ di anni fa con l’amico Laza, senza sapere fosse una via già percorsa! Ci illudevamo che nessuno avesse mai salito quella linea così accattivante ma ci sbagliavamo, infatti già nel lontano 1944 ci avevano pensato Marino Bianchi “Fouzigora” e Dino Menardi “Selo”. Così quando ho sentito dell’opera di sistemazione da parte di Massimo da Pozzo e Samuele Majoni, ho capito che era giunt il momento di andare! La via è corta, solo 5 tiri, ma molto intensa e le difficoltà vanno in crescendo. L’ultimo tiro valutato VI, a mio parere è VI+ con dei movimenti da manuale su roccia grigia favolosa…prima solo giallo! Nel complesso sono due bellissime vie: la prima una “quasi classica” mentre la seconda probabilmente lo diventerà.