17 Giugno 2026

Spigolo Nord Integrale – Sfinge della Grauzaria

Smarzi mi raggiunge in trasferta in Carniche e sfruttiamo le giornate lunghe di inizio Giugno per una ripetizione dello Spigolo Nord Integrale della Sfinge della Grauzaria, una via iconica, ormai a torto poco frequentata. Questo itinerario è un vero viaggio dentro la parete della Sfinge, dove l'arrampicata è spesso elegante su roccia mediamente molto buona, anche se non mancano i tratti in cui prestare attenzione, soprattutto sulle lunghezze meno chiodate. Viste le abbondanti piogge di due giorni prima abbiamo paura di trovare bagnato (molta erba nella parte bassa), invece solo qualche presa dentro le fessure e nulla più.  L'accoglienza al Rifugio Grauzaria è sempre delle migliori e non ci lasciamo scappare un'ottima cena in compagnia a base di polpette di carne e polenta...tooop!   Un grazie anche alla rifugista Lisa, sempre disponibile a fornire informazioni anche agli alpinisti, cosa ormai sempre più rara! 
3 Giugno 2026

Cassin+Carlesso+Hasse – La combinazione in Torre Trieste

Sulla "Torre delle Torri" per seguire un itinerario che è la combinazione di tre diverse vie, firmate Riccardo Cassin, Raffaele Carlesso e Dietrich Hasse.  Decidiamo per una logistica "rilassata" e programmiamo il bivacco in II cengia, scelta che si rivela azzeccata viste le condizioni meteo da piena Estate. Nonostante ciò, patiamo il caldo solamente il primo giorno tra I e II cengia, infatti la via dopo la II cengia è orientata a Sud-Ovest e la variante Hasse svolgendosi in diedro, rimane riparata dal sole.  Gran bella avventura con i giovani rampanti Smarzi e Marco. 
2 Giugno 2026

Rainman – Creta di Aip

La parete Nord-Ovest della Creta di Aip assomiglia per conformazione complessiva, su scala minore, alla più famosa parete Nord-Ovest del Civetta, nelle Dolomiti.    Arrivato alla Grosser Sattel, la forcella che permette il valico sul versante Nord della montagna, resto folgorato dalla bellezza di questa parete, al contempo grandiosa ma anche appartata.   Rainman è una via stupenda che sale il Trogturm, il pilastro centrale della parete. Aperta da Claudio Barberino e Mario di Gallo, originariamente è stata gradata V+, anche se sul primo tiro (il più impegnativo) un bel VI non lo toglie nessuno!  Tuttavia la via risulta molto proteggibile a friend per via del calcare monolitico che la caratterizza; inoltre la maggior parte delle soste è stata recentemente attrezzata a fix da 10mm, cosa che agevola non poco la progressione, visto anche che i tiri sono quasi sempre molto lunghi.  Una relazione dettagliata è presente su Orme Verticali, aggiornata rispetto a quella della antecedente monografia Alpi Carniche Alpi Giulie, che differisce nei tiri 3-5, con alcune imprecisioni.  Riporto alcune note:  L1: attacco in corrispondenza di 1 ch.  L3: sosta non individuata, usato uno spuntone (60m) L4: sosta non individuata, usato uno spuntone sulla sx del diedro successivo (35m)  L6: sosta 1 spit oppure spuntone,  L8: in partenza chiodo alla base del camino (no fix)  L10: usare la sosta a fix a metà del diedro e fare L11 per uscire, altrimenti non bastano le corde. Io ho accorpato e sostato a friend in una nicchia a dx 5 m sotto l'uscita.  L'idea di salire Rainman in autosicura si era insinuata da molto, bisognava solamente aspettare la combinazione giusta di condizioni meteo, fisiche e di motivazione, che si sono materializzate in questo fine Maggio 2026 caratterizzato da caldo anomalo...e tanta voglia di arrampicare!   
29 Agosto 2025

Giancarlo Milan – Taè

In Val di Fanes ero già andato ad arrampicare quando con gli amici Marco e Cippo abbiamo ripetuto il fantastico diedro di Los Angeles '84 sugli Spalti di Col Becchei e per una ritirata sulla Via Thriller (su cui bisognerà tornare!).  La parete del Taè ovviamente era stata subito adocchiata e la Giancarlo Milan sicuramente la via da percorrere, così proviamo a metterci il naso con l'amico Andrea con cui almeno una via all'anno è d'obbligo!  La linea è abbastanza sinuosa con numerosi traversi per seguire i punti di maggiore debolezza della parete, lungo diedri e fessure superficiali, con moltissimi tratti anche di placca.  Le soste sono tutte presenti e solide, così come i chiodi lungo i tiri (anche se mediamente pochi), ottime le possibilità di integrare a friend.  La relazione del Bernardi è praticamente perfetta, riporto alcune annotazioni: L1, L2: accorpate. Tiro non banale per il grado, roccia non sempre solida (stile  Carnia, quando spacca è fetente!) L4: seconda metà del tiro roccia super, sosta 2ch. ottimi  L5: passo ostico a metà su roccia gialla friabilotta (attenzione!) L6: primo tiro chiave ben chiodato. Sulla placca presente piastrina da 12 un po' fuoriuscita. Sosta 2ch. e spittino vecchio  L7: traverso fino a oltre il diedro formato dall'avancorpo e quasi sotto la verticale del tiro chiave, sosta a friend  L8: bel bombè poco prima della sosta  L9: secondo tiro chiave, diedro fisico. Attenzione alla lama gialla d'uscita! L10: boulderino iniziale (c'è ancora il nut incastrato), estetica lama e poi traverso con passo in discesa iniziale. Abbiamo sostato a friend prima del "traverso delicato" (chiodo non trovato) L11: roccia super sul traverso, poi si trovano numerosi chiodi e infine si può superare la fessura finale per sostare sulla cengiona finale sulla sx (friend #2, 3 + possibilità di chiodi) L12: max III fino all'uscita In discesa evitiamo sia le doppie che la discesa classica del Col Becchei ma, vista anche la pioggia, scendiamo a Nord per la "normale" con tempistiche pressochè identiche.  Gran giornata su una parete aspra e selvaggia, bellissima! 
14 Agosto 2025

Spigolo Olivo – Cresta degli Invalidi

Per carattere e indole personale, gli idoli non so bene cosa siano o comunque ne ho veramente pochissimi e piuttosto degli svariati personaggi celebri e celebrati, mi hanno quasi sempre affascinato di più gli altri, quelli rimasti ai margini... e in ambito alpinistico, Oliviero Olivo è uno di questi.  Oliviero, nel 1924 era un giovane medico che frequentava le montagne del Cadore durante il periodo estivo e in uno di questi soggiorni ci ha lasciato quello che è forse il suo capolavoro: lo Spigolo Sud-Est della Cresta degli Invalidi, nelle Marmarole Orientali. Olivo impiega 3h 50 per arrivare in vetta e grada la sua via con un modesto IV grado, definendola come "faticosa ma divertente": inconsapevolmente aveva appena salito uno dei primi VI gradi della storia (ante Solleder-Lettenbauer in Civetta), probabilmente il primo italiano e sicuramente il primo in solitaria e senza corda!  Ci ritroviamo in tre, in una calda mattina di metà Agosto, alla base della Cresta degli Invalidi e la curiosità di andare a scoprire questa via è tanta.  I primi 8 tiri scorrono veloci su roccia inaspettatamente spesso molto buona e ci portiamo alla base del diedro-canale che poi si chiuderà a camino. Oliviero era salito per quest'ultimo, però noi con le scarpette preferiamo la lama esterna e successiva placchetta di sinistra, per collegarci poco dopo alla linea principale: un tiro di carattere, che di VI ha proprio tutte le sembianze!   Seguono alcuni tiri più facili ma poi un secondo diedro-camino fessurato oppone resistenza e anche qui direi che si possa scomodare tranquillamente il VI grado. Infine, il diedro-camino terminale di V grado, non è da sottovalutare, con un bel tiro da 60m in cui occorre saper cosa tirare e sapersi proteggere.  Durante la salita invochiamo spesso lo spirito di Olivier, pensando di fargli cosa gradita. E mentre sto recuperando Nicola e Federico sul tiro chiave, me lo immagino incastrato nel camino, slegato, che sale fischiettando, inconsapevole di aver appena firmato una salita avanti di svariati anni rispetto alla storia.   Credo che lo Spigolo Olivo abbia alcune carte in regola per diventare una classica: roccia mediamente buona, scalata divertente e di soddisfazione, proteggibilità mediamente buona con alcuni tratti un po' più severi e soste attualmente tutte presenti (misto chiodi, clessidre e fix).  Grande e lunga giornata condivisa in bella compagnia con Nicola e Federico. 
7 Aprile 2025

Via del Diedro – Panettone

Il saccone oggi è bello pesante sulle spalle: tutte le volte che succede, sono lì lungo l'avvicinamento che penso se tutto quello che ho dentro mi sia poi così utile, per poi scoprire che effettivamente sì, ogni pezzo ha la sua funzione, pure il friendone viola.  Arrivo all'attacco che il Sole è ancora radente sulla parete, la roccia fresca, il grip perfetto.   Nelle solitarie con la corda, il momento della preparazione del materiale richiede parecchio tempo e almeno personalmente non vedo l'ora di iniziare ad arrampicare, ma tutto deve essere in disposto perfettamente: sosta a prova di bomba, niente corde accavallate, ferri in ordine maniacale, check ripetuto che il sistema funzioni in ogni sua parte.   Come dice qualcuno, il bello delle solitarie è che fai la via tre volte: quando la sali da primo, quando la scendi calandoti lungo il tiro e quando la risali per togliere le protezioni. Alcuni reputano questa sequenza di operazioni qualcosa di macchinoso e poco naturale, io ci vedo un momento introspettivo senza eguali in cui la concentrazione è massima e non esiste nulla al di fuori del momento presente e per un lasso di tempo maggiore rispetto all'arrampicata "convenzionale". Si alterna la danza verticale lungo il tiro, al flusso mentale di idee sul come risolvere la situazione dal punto di vista tecnico, entrando in una realtà parallela. A proposito di questo aspetto, la Via del Diedro ha una caratteristica saliente, ovvero il quinto tiro è in traverso netto di 15 m verso sinistra, col risultato che il tiro non si può "scendere" normalmente; inoltre smontarlo significa rischiare il pendolo ad ogni protezione, quindi bisogna ingegnarsi un po', ad esempio tirando una corda fissa tra le due soste. 
×