27 Ottobre 2018

Croda da Lago – Solitaria sulla via normale

Ci sono quei sogni che restano sopiti a lungo ma che quando ti si risvegliano dentr, hanno bisogno di esplodere e il passo successivo è solamente quello di materializzarli. Salire la Croda da Lago da solo è stato per me uno di questi. Però lo volevo fare al momento giusto. Ormai uno dei momenti migliori per andare in montagna, se non il più bello, è l’inizio dell’Autunno: le giornate sono ancora lunghe, calde a sufficienza e si respira un’aria speciale, indescrivibile. Così mi ritrovo a percorrere il sentiero che conduce in Val Formin, costellato di larici incendiati. Anche la Rozes appare in tutto il suo splendore, brillando di luce propria. Come sempre quando sono da solo, ho la sensazione che il tempo trascorra lentamente e che la realtà circostante mi scorra sopra senza scalfirmi. Non so se sia un mio difetto o la normalità, ma faccio difficoltà a prendere totalmente coscienza di ciò che mi circonda. Per questo motivo spesso mi sforzo di fotografare o di fermarmi a osservare e a volte capita che alcuni spettacoli o immagini mi riempiano talmente che prorompo in una risata o magari accade che una lacrima mi righi le guance. Giunto sotto al diedro della via di salita decido di prepararmi con calma ma senza mai fermarmi, quasi a voler evitare di pensare. Perché alla fine l’arrampicata si tratta proprio di questo: agire senza pensare. E così inizio a salire perdendomi nei movimenti, aiutato dalla bellezza della roccia che per essere su gradi bassi, risulta veramente buona. Solo nell’ultima parte, usciti dal diedrone, tutto si fa instabile e il detrito diventa insidioso: ah amate Crollomiti! Dalla cima si ha una vista pazzesca sui Lastoi de Formin, un altopiano a dir poco lunare. E dopo la cima iniziano le doppie, comode, senza intoppi: non potevo […]
27 Ottobre 2018

Diedro Quinz-Vecellio – Pianoro dei Tocci

27 Ottobre 2018

Pilastro Priolo – Lastoi de Formin

Dopo esserci divertiti ad arrampicare su Nikibi, ci raggiunge Nicola che ormai il Sole sta tramontando e la cena è servita. Di fronte a noi, la via che saliremo è l’ultima cosa che vediamo prima di dormire. Ci svegliamo a distanza di mezzora, in modo che la cordata dei Laza brothers possa partire indisturbata. Quando attacchiamo anche noi, ci rendiamo conto che è veramente uno spettacolo: la roccia è atomica e i tiri quanto mai vari rendono la salita movimentata. Fra camini, placche e diedri proseguiamo verso l’alto, al fresco della parete Ovest. Bella sorpresa quando girato l’angolo, al settimo tiro, compaiono all’improvviso i gialli, veramente inaspettati! Poi per uno spigolo bello aereo arriviamo giusto sotto al diedro finale, giallo ma solido. Le difficoltà crescono ma basta giocare di piedi e le braccia quasi non si affaticano. In uscita ci aspettano i fratelli Laza e stiamo almeno un’oretta a goderci la pausa. Loro poi scendono a doppie lungo la parete Ovest, Nicola ed io invece decidiamo per il sentiero che attraversa Mondeval: lunghetto, ma perfetto per chiudere in bellezza. Gran giornata su una super via, in super compagnia!
17 Ottobre 2018

Massarotto-Mason – I Torre del Camp

A più di un anno di distanza mi capita di ripensare con un po’ di nostalgia a questa bella salita sulla I Torre del Camp. Quella sulla Massarotto-Mason, che in realtà sarebbe chiamata “17 Luglio 1950”, è stata una giornata particolare: forse perchè in zone nuove, con panorami diversi dai soliti, forse perchè le Torri del Camp hanno quel fascino proprio dei luoghi solari ma un po’ abbandonati e forse perchè semplicemente la via era proprio bella. Dopo i primi tre tiri sulla variante De Nardin – Decima, che definirei “strani”, ci siamo ricollegati alla Massarotto-Mason in piena parete Sud-Ovest. Una partenza rognosa mi aveva fatto desistere ma Laza era riuscito a passare. Il calcare grigio e compatto di queste placche articolate aveva poi entusiasmato l’animo ma il momento più bello era stato ritrovarsi sotto al diedro nascosto del nono tiro sapendo di doverlo salire. Poi chiusura col botto sull’ultimo tiro con le difficoltà maggiori della via. Peccato non essere riusciti a salire fino in cima a causa di grossi temporali che stazionavano tutto attorno ma la soddisfazione è stata comunque grande per aver portato a casa una bella via
15 Ottobre 2018

Via della Tridentina – Tofana di Rozes

Che grande emozione percorrere una via aperta dal grande Bonatti, l’unica in Dolomiti. C’è chi mi diceva non meritasse troppo per via della discontinuità: a me sinceramente è piaciuta! E’ vero, la difficoltà media si aggira intorno al IV-IV+ però i due tiri più difficili meritano senza dubbio di essere percorsi e l’ingegno nel superare gli strapiombi gialli è veramente ammirevole! Un bel viaggio su una parete solare che sa regalare una giornata di croda da ricordare. Anche la discesa per una lunga cengia che fascia la Tofana di Rozes è qualcosa di spettacolare, soprattutto se come noi, fatta alle luci del medio e tardo pomeriggio.  
1 Settembre 2018

Via Heidi – Cima Canali

Se mi chiedessero di descrivere la Heidi, utilizzerei tre parole: esposta, verticale, sostenuta. Con Nicola era da tempo che si diceva di andare in Pale e un suo progetto era la Fessura Buhl a Cima Canali, tuttavia cercando relazioni, mi innamoro di una linea che passa giusto a fianco: quella della Heidi! Riporto qui le parole che ho scritto ” a caldo” su Facebook: << Sono le prime ore del mattino e stiamo scendendo dal rifugio Pradidali, dopo una notte passata sulle panche della sala ristorante. Negli occhi ancora le ultime luci di un sole che scompare all’orizzonte, nel cuore per sempre impresso il ricordo del mare infinito di placche grigie di Cima Canali. Nicola mi domanda cosa possa spingere certi alpinisti ad aprire una via su pareti del genere, ne discutiamo un po’, alzando spesso lo sguardo verso l’imponente Sass Maor che ci scruta dall’alto. Poi un soffio di vento disperde parole e pensieri chissà dove… Nel 1978 Diego della Rosa e Marco Simoni hanno avuto il coraggio di superare la parete Ovest di Cima Canali dove i denominatori comuni sono l’esposizione e la verticalità: l’hanno chiamata Heidi, non ne conosco il motivo, sempre che ci sia. Questa via è un capolavoro dell’arrampicata libera, la gioia dell’infinita scoperta, il trionfo del continuo movimento che è “simile ma sempre diverso”. La salita è protetta da pochi chiodi ma svariate clessidre aiutano anche se spesso sono di dubbia tenuta. Immagino Diego in apertura nel ’78, come una formica rossa su quei rossi strapiombi. Dopo una giornata appesi, l’obiettivo non era certo quello di bivaccare in parete ma ci siamo andati vicino quando le corde si sono incastrate due volte di fila sulla stessa doppia: non avevamo arrampicato abbastanza, bisognava farsi altri 50 metri alla volta per risalire a sbrogliare la corda! […]