23 Settembre 2019

Diedro Casarotto-Radin – Spiz di Lagunaz

La prima cosa che ho ricercato quando ho iniziato ad andare in montagna è stato il selvaggio: più un luogo è distante dalla civiltà, più mi attrae. L’ignoto può essere terrificante ma è anche irresistibile allo stesso tempo e anche l’arrampicata non è altro che una continua ricerca dell’ignoto, tarata su una scala più piccola, quella della parete che ti si para di fronte al naso mentre sei lì, alla ricerca del costante movimento. Ero stato in Valle di San Lucano solo una volta, rimanendo folgorato dalla sua sconcertante dimensione verticale che ti schiaccia con forza. Fin da subito avevo percepito l’odore di selvatico. E il gran diedro Casarotto-Radin era lì, un obiettivo, un sogno. Cagia è il compagno giusto e con noi si aggrega anche quella macchina da guerra che è il Capo. Le sensazioni sono buone anche se mentre sei lì che risali lo zoccolo boscato, più volte ti chiedi il perché di quello che stai facendo e la risposta prontamente non arriva perché sei troppo impegnato a non ammazzarti sui terzi gradi vegeto-minerali. La via non perdona e i due tiri duri sono delle legne. Quando Cagia ci chiede di bloccarlo perché è in ghisa non ci crediamo, pare impossibile! Da secondo mi riesce la libera, con lo zainone, anche se arrivo in sosta totalmente finito. Sul secondo mi arrendo al tetto finale, troppo duro con lo zaino che mi risucchia verso il basso. Poi bivacchiamo in una nicchia dove il posto sarebbe per due persone e noi siamo in tre. Qui Cagia da il meglio di sé con il suo proverbiale pessimismo e così andiamo a dormire pensando a temporali, aerei perduti e chi più ne ha, più ne metta. La mattina seguente mi sveglio bene col primo tiro sul giallo e mi rincuora sapere che […]
17 Settembre 2019

Cassin-Ratti – Torre Trieste

Lo chiamano Hotel Cassin ma fondamentalmente è un masso un po’ più grande degli altri in mezzo ad un ghiaione alquanto disastrato. Dal lato a valle presenta una cavità dove è possibile bivaccare in due ma chiaramente quando arriviamo gronda acqua, così ci piazziamo fuori, in pendenza. Il materassino non vuole saperne di restare gonfio così mi faccio una bella notte a contatto con i sassi. Che poi è veramente chiamato Hotel Cassin o è Nicola che si diverte ad affibbiare i nomi a tutto? Non lo so, so solo che alla fin fine un po’ dormiamo e la mattina alle prime luci imbocchiamo la cengia d’attacco. In breve siamo nella parete della Torre Trieste che non finisce mai: si iniziano le danze. I tiri si susseguono uno dopo l’altro senza soluzione di continuità fino alla prima cengia, dove abbiamo già accumulato ritardo. Poi ci metto del mio e vado ad infilarmi nel diedro sbagliato: la relazione recita IV+ ma sarò almeno sul VI+, la roccia però è stupenda e ne viene fuori il più bel tiro fino ad ora. Siamo sulla seconda cengia ed entrambi sappiamo che si tratta dell’ultimo punto di fuga. Scendendo a destra saremo a Capanna Trieste per cena; salendo invece, probabilmente dovremo bivaccare in cima o comunque passare la notte fuori: entrambi non conosciamo la discesa ma sappiamo essere molto temuta per la complessità, per cui ci siamo riproposti di non affrontarla al buio. Mandiamo giù una barretta energetica e ripartiamo. A volte le parole non servono. Qui la musica cambia e la roccia diventa qualcosa di spettacolare, peccato che andiamo avanti come automi. Una riga di tiri duri mi prova e finito l’ultimo mi vengono i crampi alle braccia recuperando le corde. Negli ultimi quattro tiri passa in testa Nicola, nel mentre mi scolo […]
9 Settembre 2019

Palfrader e Fouzigora: diedri e giallume

I diedri Palfrader e Fouzigora si trovano su due montagne diverse, ovvero rispettivamente il Col di Specie e la Cima Cason di Formin, i quali fanno pure parte di due gruppi montuosi differenti, ma a mio parere sono due vie che hanno molti punti in comune. Innanzitutto in entrambi i casi la via si svolge unicamente in diedro giallo, tranne sull’ultimo tiro del Fouzigora dove un tratto è in parete aperta. Poi la brevità: entrambe le vie si risolvono in mattinata, perfette nelle giornate dal meteo incerto! Sono andato a percorrere il Palfrader un po’ per ripiego, infatti l’idea iniziale era salire la Cassin in Lavaredo che però risultava bagnata, però fin dal primo tiro mi sono ricreduto e le aspettative si sono rivelate sbagliate: la via è infatti bellissima e in alcuni passi per nulla scontata, pur essendo molto chiodata. La roccia è classica gialla marcia ripulita, tranne l’ultimo tiro dove ci si muove veramente sulle uova. Gran bella giornata con l’amico Marco! Il Fouzigora invece l’avevo adocchiato un po’ di anni fa con l’amico Laza, senza sapere fosse una via già percorsa! Ci illudevamo che nessuno avesse mai salito quella linea così accattivante ma ci sbagliavamo, infatti già nel lontano 1944 ci avevano pensato Marino Bianchi “Fouzigora” e Dino Menardi “Selo”. Così quando ho sentito dell’opera di sistemazione da parte di Massimo da Pozzo e Samuele Majoni, ho capito che era giunt il momento di andare! La via è corta, solo 5 tiri, ma molto intensa e le difficoltà vanno in crescendo. L’ultimo tiro valutato VI, a mio parere è VI+ con dei movimenti da manuale su roccia grigia favolosa…prima solo giallo! Nel complesso sono due bellissime vie: la prima una “quasi classica” mentre la seconda probabilmente lo diventerà.  
7 Settembre 2019

Carlesso-Menti – Torre di Valgrande

Siamo io e Cagia e l’idea è andare sulla Nord-Ovest. Il giorno precedente ci siamo divertiti sulla Navasa e adesso vogliamo fare il bis. Ma abbiamo fatto i conti senza l’oste: in Civetta non si scherza! La Aste, che abbiamo puntato, è nella nebbia ed essendo la mia prima volta al cospetto della Parete, non mi oriento benissimo, inoltre siamo partiti un po’ troppo tardi: morale della favola, “ripieghiamo” sulla Carlesso, dove l’orientamento sicuramente non costituisce un problema… è una linea prefetta fino in cima! Saliamo slegati lo zoccolo, arrivando fino al diedro giallo. Sull’ultimo passo (IV+?) mi buttano una corda dall’alto perchè in scarpe da avvicinamento ho qualche remora… poi tiriamo fuori le corde. La roccia pur essendo ripulita è ancora bella marciotta e richiede attenzione ma la via è ben chiodata. Parto con tante belle intenzioni sul tetto del secondo tiro (7a?) ma non c’è verso e passo in A0 brutale uscendo col fiatone! Il buon Carlesso ne aveva… Poi seguono due tiri spettacolari e sostenuti sul giallo, finchè nel giro di un metro la Dolomia vira al nero…che più nero non si può! Stefano si gasa e passa disinvolto, io raglio un po’ ma ne esco bene: la roccia qui è fotonica e si presta molto all’arrampicata! Poi mediamente la via sgrada anche se qualche passaggio obbliga ancora a prestare attenzione. Dopo una cengia di sabbia rossa, in alto un camino porta all’uscita. Stiamo filando le corde: “Cagia, bel petardino, ah?” “Sì bella via” “Come al solito ti sei fatto tu il tiro più bello, bastardo” E qui non ricordo precisamente la risposta, ma Cagia, col suo tono irrimediabilmente a metà fra il serio e l’ironico, mi fa notare che la scelta dei tiri era dipesa da me e che se non sono capace a leggere una […]
6 Settembre 2019

Navasa – Rocchetta Alta di Bosconero

Bella giornata su questa bella via con l’amico Stefano, a comando alternato. Superlativi alcuni tiri per qualità della roccia e arrampicabilità. Via nel complesso ben chiodata, richiede comunque di integrare a friend. E come sempre atmosfera bellissima giù in Casera Bosconero, da cui non si vorrebbe mai scendere! Ormai credo di essermi innamorato della Rocchetta…
30 Agosto 2019

Una vacanza in granito

In Occidentali ero stato unicamente per spiccozzare o compiere salite di alpinismo classico, mai per arrampicare: bisognava rimediare. Così con l’amico Cippo decidiamo per un rock trip fra Piemonte e Valle d’Aosta alla ricerca del granito migliore. Il meteo fin da subito non ci aiuta e il primo giorno lo passiamo nella bella falesia di Bosco, in bassa Valle dell’Orco, che permette di scalare anche con la pioggia visto che strapiomba. Qui ci sono delle belle vie ma poco a che vedere con l’arrampicata in fessura. Ci trasferiamo sotto alla parete del Sergent per salire il giorno seguente Nautilus, una bella vietta utile a prendere confidenza col granito. A comando alternato ce la portiamo fuori senza troppe difficoltà, seguendo al terzo tiro la variante a destra in diedro strapiombante ma fessurato quindi proteggibile, evitando il camino claustrofobico pochi metri a sinistra (che però andiamo a vedere). Il pomeriggio lo passiamo a spaccarci le mani sulla mitica Fessura Kosterlitz, simbolo dell’arrampicata in fessura della Valle dell’Orco. Giovedì il meteo è più che incerto, piove fino alle 7 di mattina e restano nubi basse fino alle 9, poi tende a migliorare, quindi partiamo tardi e questa volta ci dirigiamo verso il Caporal, secondo scoglio della Valle dove sono tracciate una serie storiche. Iniziamo col primo tiro della Via dei Camini, un 6a in fessura ad incastro di dita che mi distrugge. Poi ci areniamo sull’Orecchio del Pachiderma, splendida fessura ad arco da affrontare ad incastro e in dulfer, sia di lato che con le mani basse: spettacolare! Peccato non avere abbastanza friend (utili per gli scarsi come noi BD 1-2-3 tripli e qualche dado delle stesse dimensioni), il che ci costringe ad una ritirata e ad unire il nostro materiale con quello dei ragazzi dopo di noi. Tiro assurdo, bastonata sui denti. […]