7 Novembre 2019

Paklenica – Fra calcare e Ćevapčići

E poi arrivi in sosta, ti volti e vedi il mare. Se hai fortuna e c’è abbastanza silenzio puoi anche sentire le onde che si infrangono sul litorale e dalla cima dell’Anica Kuk, la vetta per eccellenza di questa splendida valle, lo sguardo viene calamitato verso Sud. Si respira aria balcanica. In fondo mare e montagna non sono altro che due facce della stessa medaglia. Ho avuto la fortuna di andare due volte a Paklenica per arrampicare, la prima con l’amico Marco, dopo un infortunio, prendendo le bastonate anche sulle vie facili. La seconda con Cippo, Ventu e l’instancabile Nic con cui ho fatto cordata entrambi i giorni. Entrambe le volte sono tornato con la pelle delle dita consumata e tanti progetti aperti. Entrambe le volte non sono mancati il calcare e i cevapčići.    
23 Ottobre 2019

Parigi 2015 – Col Matt

L’Autunno è la stagione più bella e per goderci un po’ il Sole decido di andare sulle placche del Col Matt in Alpago, ingaggiando la Angela che non vede l’ora di papparsi la sua seconda via lunga. Parigi 2015 mi pare la scelta più saggia. Partiamo dal parcheggio del rifugio Dolada e dopo un po’ di sano ravanage sulla loppa, canniamo pure l’attacco. Dalle retrovie nel frattempo non tardano le lamentele e ogni tanto mi giunge qualche maledizione ma non molliamo e all’alba delle 11 mettiamo mano alla roccia. I panini al salame emanano un buon profumino ma forse è meglio tenerseli per il post scalata e quindi restano nello zaino. I primi due tiri non sono un granchè e su roccia neanche troppo bella, poi le cose cambiano quando la parete si apre e si arriva in vista della famigerata “rigola”. Effettivamente si tratta di qualcosa di unico nel suo genere, una linea proprio bella che si presta molto ad essere arrampicata. Dopo la rigola c’è un traverso delicato a destra dove forse si trova l’unico passo di 6b di tutta la via e dove la Angela prova l’ebbrezza dello spalmo con annesso mini pendolo sul finale. Seguono due tiri su calcare compatto da favola ma i piedi cominciano ad accusare qualche problema e arrivare in sosta per togliere le scarpette è un sollievo. Dall’ultimo tiro mi calo in moulinette e con quattro doppie siamo alla base e ai panini, due dei quali vengono spazzolati ancora prima che la Angela tocchi terra. Poi ci sistemiamo e iniziamo a scendere sui simpatici prati ripidi Alpagoti con epilogo simile a quello mattutino. Poi breve capatina per una birra al rifugio, dove la stufa ci scalda per bene e non vorremmo più andarcene fuori al freddo. Poi però tocca di nuovo scendere […]
3 Ottobre 2019

Rocca Pendice – Multipitch in Parete Est

Quante volte andando a scalare in Est avevo alzato lo sguardo verso la parte alta, oltre le soste degli “Attacchi”, pensando alle vie lì in alto, sospese a metà parete! Complice la scadenza dell’ordinanza che vieta l’accesso nel periodo di nidificazione del Falco pellegrino e il maggiore allenamento, decido che è il momento di provare, anche perchè le vie si prestano molto ad una ripetizione pomeridiana post-lavoro, cercando un po’ di fresco durante il periodo estivo. La Parete Est è organizzata a livelli, separati da delle cengie. Il primo livello è rappresentato dagli “Attacchi” dove si trovano alcune vie classiche come Banana (belissimo 6a), Ape Maia, Comici diretta, Diretta a espansione, Edo Bacco e molte altre. Nel secondo livello si trovano altri tiri che spesso vengono concatenati con la parte sottostante ma poi in molti si calano, lasciando la parte alta della parete libera. Nel terzo livello si trovano alcune lunghezze entusiasmanti che terminano sulla cengia alta da cui partono altri tiri interessanti che rappresentano il quarto livello. Ci sono alcune vie multipitch vere e proprie ma la particolarità della parete è che per la maggior parte vi sono monotiri separati, combinabili in svariati modi, così che le possibilità di salita sono moltissime! Di seguito ne presento alcune:
30 Agosto 2019

Una vacanza in granito

In Occidentali ero stato unicamente per spiccozzare o compiere salite di alpinismo classico, mai per arrampicare: bisognava rimediare. Così con l’amico Cippo decidiamo per un rock trip fra Piemonte e Valle d’Aosta alla ricerca del granito migliore. Il meteo fin da subito non ci aiuta e il primo giorno lo passiamo nella bella falesia di Bosco, in bassa Valle dell’Orco, che permette di scalare anche con la pioggia visto che strapiomba. Qui ci sono delle belle vie ma poco a che vedere con l’arrampicata in fessura. Ci trasferiamo sotto alla parete del Sergent per salire il giorno seguente Nautilus, una bella vietta utile a prendere confidenza col granito. A comando alternato ce la portiamo fuori senza troppe difficoltà, seguendo al terzo tiro la variante a destra in diedro strapiombante ma fessurato quindi proteggibile, evitando il camino claustrofobico pochi metri a sinistra (che però andiamo a vedere). Il pomeriggio lo passiamo a spaccarci le mani sulla mitica Fessura Kosterlitz, simbolo dell’arrampicata in fessura della Valle dell’Orco. Giovedì il meteo è più che incerto, piove fino alle 7 di mattina e restano nubi basse fino alle 9, poi tende a migliorare, quindi partiamo tardi e questa volta ci dirigiamo verso il Caporal, secondo scoglio della Valle dove sono tracciate una serie di vie storiche. Iniziamo col primo tiro della Via dei Camini, un 6a in fessura ad incastro di dita che mi distrugge. Poi ci areniamo sull’Orecchio del Pachiderma, splendida fessura ad arco da affrontare ad incastro e in dulfer, sia di lato che con le mani basse: spettacolare! Peccato non avere abbastanza friend (utili per gli scarsi come noi BD 1-2-3 tripli e qualche dado delle stesse dimensioni), il che ci costringe ad una ritirata e ad unire il nostro materiale con quello dei ragazzi dopo di noi. Tiro assurdo, bastonata […]
22 Luglio 2019

Vie sportive a Cortina d’Ampezzo

Quando sono ad arrampicare nella zona di Cortina mi è sempre piaciuto abbinare ad una salita alpinistica anche una via sportiva, di solito il giorno seguente, in modo da finirsi per bene la pelle delle dita ma allo stesso tempo scalare in tranquillità sugli spit. Di seguito ne presento alcune sparse fra il Passo Falzarego, le Tofane e il Passo Giau
27 Maggio 2019

Te lo do io il Verdon – Monte Cimo

La sveglia suona alle 6:30 ed il primo pensiero è: “dove diamine devo andare oggi per svegliarmi a quest’ora?”, come se le 6:30 fosse veramente presto, ma il sonno arretrato inizia a farsi sentire. Ci metto qualche secondo a ricordarmi che oggi andrò a scalare con Marco. Mi consolo perchè durante il viaggio anche lui mi dirà che gli è successa la stessa cosa. La direzione è la Valle dell’Adige e la via Te lo do io il Verdon: un nome un programma! Risalita la ripida boscaglia infestata di zecche, superiamo gli attacchi delle vie di placca e seguiamo una cengia al cui termine si trova la nostra via. Ci prepariamo e tocca a Marco partire. Dalle pareti soprastanti è un continuo stillicidio e il vento disperde le gocce d’acqua ovunque in un costante gioco di palline luccicanti che precipitano dall’alto. Appena tocco la roccia e sento quanto è bella, mi sembra di entrare in un mondo parallelo ed iniziano le danze. Il primo tiro supera un piccolo strapiombo e poi prosegue facilmente su roccia a gocce lavoratissima dall’acqua. Nel secondo tiro in diedro ci divertiamo, soprattutto sul primo passo strapiombante con le prese obbligate completamente zuppe d’acqua…mettere bene i piedi e stringere! Il terzo tiro è a mio parere il più estetico, in traverso ascendente sotto ad un grande tetto. Ci si alza dalla sosta prendendo subito una fessura rovescia che va seguita interamente; i piedi, anche se all’inizio un po’ aleatori, ci sono tutti! L’uscita è fisica in dulfer, poi bisogna stringere qualche buco prima di arrivare alla sosta. Segue il quarto tiro, il chiave, dove l’arrampicata cambia: la roccia diventa calcare dei migliori e lo stile è più di placca. Il chiave più che difficile è strano, non sono abile ad accoppiare una tacca e non mi riesce […]