3 Ottobre 2019

Rocca Pendice – Multipitch in Parete Est

Quante volte andando a scalare in Est avevo alzato lo sguardo verso la parte alta, oltre le soste degli “Attacchi”, pensando alle vie lì in alto, sospese a metà parete! Complice la scadenza dell’ordinanza che vieta l’accesso nel periodo di nidificazione del Falco pellegrino e il maggiore allenamento, decido che è il momento di provare, anche perchè le vie si prestano molto ad una ripetizione pomeridiana post-lavoro, cercando un po’ di fresco durante il periodo estivo. La Parete Est è organizzata a livelli, separati da delle cengie. Il primo livello è rappresentato dagli “Attacchi” dove si trovano alcune vie classiche come Banana (belissimo 6a), Ape Maia, Comici diretta, Diretta a espansione, Edo Bacco e molte altre. Nel secondo livello si trovano altri tiri che spesso vengono concatenati con la parte sottostante ma poi in molti si calano, lasciando la parte alta della parete libera. Nel terzo livello si trovano alcune lunghezze entusiasmanti che terminano sulla cengia alta da cui partono altri tiri interessanti che rappresentano il quarto livello. Ci sono alcune vie multipitch vere e proprie ma la particolarità della parete è che per la maggior parte vi sono monotiri separati, combinabili in svariati modi, così che le possibilità di salita sono moltissime! Di seguito ne presento alcune:
30 Agosto 2019

Una vacanza in granito

In Occidentali ero stato unicamente per spiccozzare o compiere salite di alpinismo classico, mai per arrampicare: bisognava rimediare. Così con l’amico Cippo decidiamo per un rock trip fra Piemonte e Valle d’Aosta alla ricerca del granito migliore. Il meteo fin da subito non ci aiuta e il primo giorno lo passiamo nella bella falesia di Bosco, in bassa Valle dell’Orco, che permette di scalare anche con la pioggia visto che strapiomba. Qui ci sono delle belle vie ma poco a che vedere con l’arrampicata in fessura. Ci trasferiamo sotto alla parete del Sergent per salire il giorno seguente Nautilus, una bella vietta utile a prendere confidenza col granito. A comando alternato ce la portiamo fuori senza troppe difficoltà, seguendo al terzo tiro la variante a destra in diedro strapiombante ma fessurato quindi proteggibile, evitando il camino claustrofobico pochi metri a sinistra (che però andiamo a vedere). Il pomeriggio lo passiamo a spaccarci le mani sulla mitica Fessura Kosterlitz, simbolo dell’arrampicata in fessura della Valle dell’Orco. Giovedì il meteo è più che incerto, piove fino alle 7 di mattina e restano nubi basse fino alle 9, poi tende a migliorare, quindi partiamo tardi e questa volta ci dirigiamo verso il Caporal, secondo scoglio della Valle dove sono tracciate una serie storiche. Iniziamo col primo tiro della Via dei Camini, un 6a in fessura ad incastro di dita che mi distrugge. Poi ci areniamo sull’Orecchio del Pachiderma, splendida fessura ad arco da affrontare ad incastro e in dulfer, sia di lato che con le mani basse: spettacolare! Peccato non avere abbastanza friend (utili per gli scarsi come noi BD 1-2-3 tripli e qualche dado delle stesse dimensioni), il che ci costringe ad una ritirata e ad unire il nostro materiale con quello dei ragazzi dopo di noi. Tiro assurdo, bastonata sui denti. […]
22 Luglio 2019

Vie sportive a Cortina d’Ampezzo

Quando sono ad arrampicare nella zona di Cortina mi è sempre piaciuto abbinare ad una salita alpinistica anche una via sportiva, di solito il giorno seguente, in modo da finirsi per bene la pelle delle dita ma allo stesso tempo scalare in tranquillità sugli spit. Di seguito ne presento alcune sparse fra il Passo Falzarego, le Tofane e il Passo Giau
27 Maggio 2019

Te lo do io il Verdon – Monte Cimo

La sveglia suona alle 6:30 ed il primo pensiero è: “dove diamine devo andare oggi per svegliarmi a quest’ora?”, come se le 6:30 fosse veramente presto, ma il sonno arretrato inizia a farsi sentire. Ci metto qualche secondo a ricordarmi che oggi andrò a scalare con Marco. Mi consolo perchè durante il viaggio anche lui mi dirà che gli è successa la stessa cosa. La direzione è la Valle dell’Adige e la via Te lo do io il Verdon: un nome un programma! Risalita la ripida boscaglia infestata di zecche, superiamo gli attacchi delle vie di placca e seguiamo una cengia al cui termine si trova la nostra via. Ci prepariamo e tocca a Marco partire. Dalle pareti soprastanti è un continuo stillicidio e il vento disperde le gocce d’acqua ovunque in un costante gioco di palline luccicanti che precipitano dall’alto. Appena tocco la roccia e sento quanto è bella, mi sembra di entrare in un mondo parallelo ed iniziano le danze. Il primo tiro supera un piccolo strapiombo e poi prosegue facilmente su roccia a gocce lavoratissima dall’acqua. Nel secondo tiro in diedro ci divertiamo, soprattutto sul primo passo strapiombante con le prese obbligate completamente zuppe d’acqua…mettere bene i piedi e stringere! Il terzo tiro è a mio parere il più estetico, in traverso ascendente sotto ad un grande tetto. Ci si alza dalla sosta prendendo subito una fessura rovescia che va seguita interamente; i piedi, anche se all’inizio un po’ aleatori, ci sono tutti! L’uscita è fisica in dulfer, poi bisogna stringere qualche buco prima di arrivare alla sosta. Segue il quarto tiro, il chiave, dove l’arrampicata cambia: la roccia diventa calcare dei migliori e lo stile è più di placca. Il chiave più che difficile è strano, non sono abile ad accoppiare una tacca e non mi riesce […]
23 Aprile 2019

Il Covolo del Butistone – Una parete persa nel tempo

Non ricordo chi me ne aveva parlato per la prima volta ma quando andai ad arrampicare alla parete del Covolo del Butistone fu per salire il Diedro dei Garofani assieme agli amici Marco e Francesco. Poi sono tornato altre volte per la bella Eliseo, ancora per il Diedro dei Garofani (troppo bella quella via, tornerò ancora sicuramente!) e la classicissima Via delle Attraversate. Proprio su quest’ultima, senza saperlo, abbiamo incontrato l’apritore Umberto “Marampa” Marampon, visibilmente contento di vedere ancora dei giovani sulla sua via. Non sapendo chi fosse e avendo voglia di scalare, l’abbiamo liquidato in breve, scoprendo solo la sera di chi si trattava! A saperlo ci saremmo fermati sicuramente a fare due chiacchiere in più! La giornata era più che incerta ma fortunatamente il tempo ha retto e siamo riusciti a scalare nonostante l’umidità alle stelle, anche perchè mi sarei sentito in colpa ad aver fatto venire fin lì tre friulani per prendere acqua o trovare tutto bagnato. Un lato positivo della parete del Covolo del Butistone è che l’avvicinamento è pressochè nullo, essendo la falesia a picco sulla strada statale. Per contro i camion e le macchine disturbano abbastanza e bisogna ammettere che l’atmosfera non è di certo bucolica ma mentre si scala il pensiero fugge altrove e non si viene più di tanto toccati dal casino che proviene dal fondovalle. Francesco Gherlenda scrive così sulla guida Valsugana e Canal del Brenta: “Lo scenario da degrado post-industriale non era il massimo… una volta però saliti di pochi metri la parete ti prende, tutto cambia di prospettiva e la bellezza della roccia e dell’arrampicata si rivela…”, ed è vero, mi ci ritrovo pienamente!
21 Aprile 2019

La Parete dei Falchi – Un balcone sulla Valbelluna