17 Giugno 2020

Torri del Sella – La traversata

Giornata magnifica di alpinismo classico sulle Torri del Sella concatenando lo Spigolo Steger alla I Torre, il diedro Gluck alla II e la Jahn alla III. Le difficoltà si aggirano sempre fra il III e il IV con un passo di IV+ sullo Spigolo Steger, quindi sempre scarpe da ginnastica e i piedi ringraziano. Il problema è che la mattina all’ombra fa un bel freddone, la roccia è unta e bagnata nel tratto di IV+, col risultato che il percepito è tipo VI, ma va bene così. I e II Torre filano veloci, poi le maggiori difficoltà si concentrano sulla III che risulta più complessa e avventurosa, anche perchè spesso ci si muove su terreno delicato, soprattutto in discesa. La linea della Jahn è molto bella, segue una prima fessura per poi traversare a sinistra ed innestarsi su una seconda fino in cima. Alla fine vengono fuori più di 500m di arrampicata che, seppur facile, risulta bella in molti tratti! Ritorniamo al Sella con l’ultimo sole che incendia le Torri, spettacolo assicurato. Un grazie a Nicola per avermi proposto questa sua bella idea di alpinismo classico!
20 Aprile 2020

Turlon e Pale Candele – Un viaggio nell’Oltrepiave remoto

“…pensavo che solo io e te le abbiamo concatenate in solitaria… C’hai mai pensato??” A prescindere dalla verità o meno di queste parole (e sinceramente chissene!), Jacopo in questa frase ha centrato un grande punto: la creatività che ci anima, ci rende anche vivi! Quella creatività che permette di vedere oltre i confini del seminato, di camminare fuori dai sentieri battuti e che ci dà lo slancio per vivere, invece che trascinarci mestamente nella nostra esistenza. La gente ha paura e pretende la sicurezza totale in qualsiasi campo, perdendo di vista il fatto che di questo passo si annullerà in nome di un ideale irrealizzabile e finirà per condurre una non-vita. Perchè fondamentalmente il problema è che la nostra società si è allontanata troppo dalla Natura. Pochi hanno l’umiltà di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Anche queste idee contribuiscono a spingere qualcuno verso la Natura, la montagna e l’alpinismo. Quando stavo percorrendo la cresta che unisce il Turlon alle Pale Candele non pensavo a queste cose ma a distanza di anni ho capito. In fondo il segreto è la semplicità.    
19 Aprile 2020

Traversata integrale da Cima dei Vieres a Punta del Borsat

Ci troviamo nel reame delle terre selvagge dell’Oltrepiave, remoto e selvatico. Ai più questi nomi non significano nulla, neanche fra gli addetti ai lavori, ma già di per sè salire Cima dei Vieres per il Ciol de Susanna è una bella avventura, però con l’amico Jacopo volevo fare di più. L’idea che pian piano abbiamo maturato era quella di un collegamento verso Nord fino alla Punta del Borsat, effettuando quella che è una vera e propria traversata dalla Val Settimana alla Val Cimoliana. Non ci volevamo improvvisare, anche perchè parte della sfida è stata proprio mettere insieme le informazioni prese qua e là da varie guide, relazioni sparse e qualcosa dal web. Jacopo è famoso per questa sua abilità certosina ma ci è voluto tempo per capire se fosse fattibile…infine abbiamo deciso di provare! Una descrizione è reperibile sul sito del Landre dai Salvadis,  qui vorrei riportare solamente qualche impressione che ancora mi è rimasta a distanza di tempo, qualche ricordo. Ci sono luoghi di cui non è facile descrivere il fascino, non penso tutti possano capire. Ci devi andare, entrarci e superare il ponte che li separa dal mondo esterno. Ponte metaforico ma anche reale in questo caso, visto che la prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di attraversare il torrente Settimana e lasciarci tutto alle spalle…poi solo selvatico. Ero con Jacopo nella nebbia della Tacca de Tunin, solitario intaglio di cresta, che mi chiedevo cosa ci facessi lì. E poi anche sulla Punta del Borsat, stessa cosa. Sì perchè effettivamente cosa ci facevamo? Entrambi avevamo lo stesso sogno e lo stavamo vivendo, a modo nostro. Uniti da una visione, sia della salita che del vivere la montagna, non convenzionale e terribilmente bella! Scendendo, la Spia dei Camosci ci osservava fra la nebbia, con le tenebre che […]
15 Ottobre 2019

Antelao – La traversata delle 4 cime

Come con le donne, anche con le montagne capita che una salita vada corteggiata. L’anno scorso eravamo infatti stati costretti a rinunciare per via della neve e del ghiaccio, non avendo ramponi e piccozza. Quest’anno siamo tornati bellicosi, cercando proprio quella neve che l’anno precedente ci aveva respinti. Partiamo dalla frazione di Quoilo, sopra Venas di Cadore e per la via normale saliamo a Cima Fanton, con il traverso di III reso insidioso dalla neve. Ci abbassiamo lungo i lastroni Nord, ben innevati e risaliamo a punta Chiggiato con due tiri di corda sul marcio più totale dove mi diletto a batter chiodi. Che emozione trovare le firme dei Fanton e di Olivo sulla cima! Ci abbassiamo sempre su neve fino a raggiungere un canale che ci porta sulla forcella seguente. Con altri due tiri di corda e un camino di II grado raggiungiamo Punta Menini. La discesa fino alla forcella seguente è molto delicata ma rinveniamo un buon ancoraggio e con calata da 25 m siamo coi piedi per terra. Infine con difficoltà di massimo II grado e per cresta raggiungiamo la cima principale dell’Antelao. Quando arriviamo in cima l’aria è frizzante e la luce è quella del pomeriggio. Abbiamo giusto il tempo per scendere con la luce fino in Forcella Piccola e poi ci immergiamo verso l’oscurità più totale, nella nebbia della Val d’Oten. Alle 22 siamo a Tai a mangiarci un kebab nell’unico locale aperto, totalmente finiti ma felici di aver compiuto questa grandiosa via di croda. Materiale utilizzato: una mezza corda da 60m, 5 rinvii, friend 0.4-2, dadi medio-grandi, mazzetto di chiodi misti (utili 2 a lama).    
15 Ottobre 2019

Vazzoler – Croda Granda

Ci sono certi giorni che paiono sospesi nel tempo, a metà tra il reale e l’immaginato. Forse perchè sono accaduti quasi per caso, in luoghi diversi dai soliti, assumendo condizioni particolari. Ci sono questi giorni dove non vorresti trovarti in nessun luogo tranne che lì, immerso nel riverbero senza fine di una parete di calcare, a cercare qualcosa, forse solo la gioia del sapere cosa c’è “al di là”… Penso che per la maggior parte sia una questione di luce. E’ tramite la luce che la realtà si manifesta…ne basta poca per scorgere le forme, ne serve di più per apprezzare i colori. Ogni stagione ha la sua luce e la mia preferita è quella autunnale anche se in realtà dipende, come tutto del resto. Diciamo che per salire certe montagne, in un certo modo, il momento migliore secondo me è l’autunno quando il Sole scalda ma non troppo, il vento spesso è pungente, l’aria frizzante e la luce inizia a dare più spazio alle tenebre. E che non mi vengano a dire che noi presunti alpinisti non siamo schizzinosi.    
30 Agosto 2019

Una vacanza in granito

In Occidentali ero stato unicamente per spiccozzare o compiere salite di alpinismo classico, mai per arrampicare: bisognava rimediare. Così con l’amico Cippo decidiamo per un rock trip fra Piemonte e Valle d’Aosta alla ricerca del granito migliore. Il meteo fin da subito non ci aiuta e il primo giorno lo passiamo nella bella falesia di Bosco, in bassa Valle dell’Orco, che permette di scalare anche con la pioggia visto che strapiomba. Qui ci sono delle belle vie ma poco a che vedere con l’arrampicata in fessura. Ci trasferiamo sotto alla parete del Sergent per salire il giorno seguente Nautilus, una bella vietta utile a prendere confidenza col granito. A comando alternato ce la portiamo fuori senza troppe difficoltà, seguendo al terzo tiro la variante a destra in diedro strapiombante ma fessurato quindi proteggibile, evitando il camino claustrofobico pochi metri a sinistra (che però andiamo a vedere). Il pomeriggio lo passiamo a spaccarci le mani sulla mitica Fessura Kosterlitz, simbolo dell’arrampicata in fessura della Valle dell’Orco. Giovedì il meteo è più che incerto, piove fino alle 7 di mattina e restano nubi basse fino alle 9, poi tende a migliorare, quindi partiamo tardi e questa volta ci dirigiamo verso il Caporal, secondo scoglio della Valle dove sono tracciate una serie di vie storiche. Iniziamo col primo tiro della Via dei Camini, un 6a in fessura ad incastro di dita che mi distrugge. Poi ci areniamo sull’Orecchio del Pachiderma, splendida fessura ad arco da affrontare ad incastro e in dulfer, sia di lato che con le mani basse: spettacolare! Peccato non avere abbastanza friend (utili per gli scarsi come noi BD 1-2-3 tripli e qualche dado delle stesse dimensioni), il che ci costringe ad una ritirata e ad unire il nostro materiale con quello dei ragazzi dopo di noi. Tiro assurdo, bastonata […]