Ci sono quei luoghi dove senti che tornerai, la IV Pala per me è stato uno di quelli, anche se lì sullo zoccolo, mi sono chiesto più volte chi me lo avesse fatto fare e se non fosse stato meglio andare al mare a prendere il Sole. Però il richiamo era forte!
Osservando la parete non può non balzare all'occhio quel diedro "a orecchia" formato da un pilastro staccato, posto circa a metà altezza, a destra della linea salita da Renato Casarotto e Piero Radin nel 1974. Proprio Renato aveva visto quella linea che poi evita elegantemente gli strapiombi per rientrare a destra e uscire per fessura nei pressi della forcella del Pizet. Gabriele Canu ed Ettore Alborghetti hanno tracciato lì la loro via nel 2011, la linea è inconfondibile, di una logica ed estetica pazzesche.
Sono con Giacomo questa volta, per salire gli 850 m di una via che per quello che ne sappiamo non ha visto ripetizioni. L'Agner da dietro ci osserva benevolo lungo tutta la salita ma noi a dire il vero non gli diamo molta considerazione visto che siamo impegnati a stringere le prese.
Tiro dopo tiro ci alziamo verso gli strapiombi friabili del Pizet, incombenti. Il primo tiro di artificiale lo risolviamo in A0 su friend, poi Giacomo decide di disgaggiare un bel blocco...fortuna che salendo avevo deciso di non tenerlo! Poi un tiro da manuale su placca a tacche conduce sotto all'ultima fessura gialla, marcia. Un cordino penzola lì in alto. Da sotto non sembra così dura, così inizio a scalare facendo infinita attenzione alla solidità di ogni presa e appoggio. La relazione recita un poco incoraggiante A2 ma riusciamo a passare in A0, provvidenziale il chiodo ma ancor di più la fessura poco dopo dove ci caccio il friend blu grande che per miracolo è uno dei tre che ho ancora all'imbrago. Non è finita, bisogna scalare ancora per uscire, 3 tacchette buone aiutano ma il ribaltamento per uscire non è facile, provo due volte ma niente e neppure l'erba a cui mi aggrappo con le mani tiene. Mi giro e sulla parete sinistra vedo una piccola ondulazione, ci caccio il piede in spalmo, strizzo la tacca migliore sperando che l'altro appoggio regga e via...fuori! Che urlo che caccio! La sosta la faccio a bomba, friend che da solo terrebbe un treno + chiodo e recupero Jack che arriva bello provato anche lui. La testa inizia a mollare ma non dobbiamo abbassare la guardia e visto che è ancora presto gli dico di prendersi tutto il tempo e di proteggere anche più del dovuto, senza fretta.
In due tiri siamo fuori e quando Jack mi raggiunge ci stringiamo la mano, che viaggio!
Poco dopo saliamo sulla forcella del Pizet, sferzata dal vento. Le nuvole corrono e l'Agner si fa protagonista di giochi di luci ed ombre, contrasti luminosi che lo rendono ancora più insondabile e remoto.
Saliamo sulla cima del Pizet ma Jack rimane poco, forse per l'ansia che potrebbe crollare da un momento all'altro. Io ci resto un po' di più... non me ne andrei mai e capisco le emozioni dei pionieri.
Quando inizia a farsi tardi, a malincuore ci tocca scendere, passando per il paradiso delle sconfinate distese di fiori dei prati sotto Forcella Gardes. Arriviamo giù in valle che il Sole è appena tramontato, nel silenzio, così come la abbiamo lasciata. Ovviamente per prima cosa ci mettiamo le ciabatte, visto che i piedi sono cotti. Secondo: mega pizza ad Agordo, che fa il suo dovere per placare una fame pazzesca.
Usciamo doloranti, uno sguardo verso le Pale...che avventura!