Palfrader e Fouzigora: diedri e giallume
9 Settembre 2019Diedro Casarotto-Radin – Spiz di Lagunaz
23 Settembre 2019
| Nome | Cassin-Ratti - Torre Trieste |
| Gruppo montuoso | Civetta |
| Data salita | 10/09/2019 |
| Difficoltà | VI+/A1 |
| Sviluppo | 700 m |
| Impegno globale | ED |
| Esposizione prevalente | Sud |
| Tempo impiegato | 13h la salita + 5 ore |
| Punti d'appoggio | Capanna Trieste e rifugio Vazzoler |
| Riferimenti | Rabanser, Danza Verticale |
Nicola sul tiro duro subito dopo la prima cengia
Moiazza con a destra la Torre Trieste: un siluro di 700 m che si alza verso il cielo
Lo chiamano Hotel Cassin ma fondamentalmente è un masso un po' più grande degli altri in mezzo ad un ghiaione alquanto disastrato. Dal lato a valle presenta una cavità dove è possibile bivaccare in due ma chiaramente quando arriviamo gronda acqua, così ci piazziamo fuori, in pendenza. Il materassino non vuole saperne di restare gonfio così mi faccio una bella notte a contatto con i sassi. Che poi è veramente chiamato Hotel Cassin o è Nicola che si diverte ad affibbiare i nomi a tutto? Non lo so, so solo che alla fin fine un po' dormiamo e la mattina alle prime luci imbocchiamo la cengia d'attacco. In breve siamo nella parete della Torre Trieste che non finisce mai: si iniziano le danze.
I tiri si susseguono uno dopo l'altro senza soluzione di continuità fino alla prima cengia, dove abbiamo già accumulato ritardo. Poi ci metto del mio e vado ad infilarmi nel diedro sbagliato: la relazione recita IV+ ma sarò almeno sul VI+, la roccia però è stupenda e ne viene fuori il più bel tiro fino ad ora.
Siamo sulla seconda cengia ed entrambi sappiamo che si tratta dell'ultimo punto di fuga. Scendendo a destra saremo a Capanna Trieste per cena; salendo invece, probabilmente dovremo bivaccare in cima o comunque passare la notte fuori: entrambi non conosciamo la discesa ma sappiamo essere molto temuta per la complessità, per cui ci siamo riproposti di non affrontarla al buio. Mandiamo giù una barretta energetica e ripartiamo.
A volte le parole non servono.
Qui la musica cambia e la roccia diventa qualcosa di spettacolare, peccato che andiamo avanti come automi. Una riga di tiri duri mi prova e finito l'ultimo mi vengono i crampi alle braccia recuperando le corde. Negli ultimi quattro tiri passa in testa Nicola, nel mentre mi scolo mezzo litro di sali che placano i crampi. Uscendo sulle ghiaie porgo la frontale a Nicola e ci sleghiamo. Saliamo in cima e ammiriamo il crepuscolo sulle più belle montagne del mondo.
Azione e contemplazione.
Poi cerchiamo un posto da bivacco e troviamo un bel masso spiovente con tanto di muretto a secco: qualcuno ci ha pensato prima di noi. La notte trascorre bella fresca e a più riprese mi sveglio con a fianco a me Nicola che trema. Ci stringiamo e lasciamo che il tempo passi: alla fine ci sta andando anche bene e mal che vada, per scaldarsi c'è pur sempre l'opzione di uscire a fare flessioni... chissà mai se un giorno lo faremo.
L'alba è stata un miraggio e la discesa bella lunga ma con 10 doppie e qualche trasferimento riusciamo a tornare alla base, al mitico Hotel Cassin.
In discesa, lungo il sentiero ci voltiamo spesso a guardare la Torre Trieste, un siluro di 700 m che si alza verso il cielo, veramente unica!
Sono esperienze contradditorie, un misto di sofferenza, gaso ed esaltazione...ma posso dire senza dubbio che lo rifarei.
Alcune considerazioni. Dal bivacco ho capito alcune cose:
- Il freddo peggiore è quello che viene da sotto, dal terreno;
- Quando si rischia il bivacco è bene portare calzamaglia e calzettoni (io ero in pantaloni leggeri e fantasmini);
- I teli termici funzionano se ti avvolgono totalmente, quindi meglio portarne uno a testa!
La via è ampiamente fattibile in giornata ma noi abbiamo sbagliato su alcuni tiri perdendo tempo e accumulando ritardo. In ogni caso la discesa non è da sottovalutare al buio, anche perchè il rischio di incastro delle corde è elevato in alcune calate.
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Da Capanna Trieste ammiriamo la Torre
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Sotto alla Torre Trieste…colori e luci
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Sulla parte bassa della via la roccia non è ottimale
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Uno sguardo verso la Val Corpassa
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Quarto tiro: si passa sotto al tetto giallo (A1 oppure VII+)
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Nicola mi raggiunge in sosta del terzo tiro
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Terzo tiro sul giallo (VII-)
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Nicola mi raggiunge in sosta del secondo tiro (A0 oppure VII- bello bagnato)
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Camino-diedro del settimo tiro (quasi 60m, V bello stretto!)
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Nicola riparte dopo la seconda cengia (VI)
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Sul diedrino grigio “verdoniano” (VI+)
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Sul diedro giallo della parte alta della via (VI)
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Nicola verso gli ultimi tiri. Le ombre si allungano
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Il camino finale, al crepuscolo (IV)
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In cima, che quasi è buio
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Notte di luna piena
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Il posto da bivacco: di lusso!
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In discesa in doppia, finalmente sole che scalda
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Lo spigolo estetico della parte alta di Torre Trieste
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Ultima doppia e poi giù verso valle