Via GuGu – Castelletto – Tofane
13 Maggio 2019Torre Venezia – Civetta
29 Maggio 2019
| Nome | Te lo do io il Verdon - Monte Cimo |
| Gruppo montuoso | Valle dell'Adige |
| Data salita | 26/05/2019 |
| Difficoltà | 7a, 6b+/A0 |
| Sviluppo | 150 m |
| Impegno globale | /// |
| Esposizione prevalente | Est |
| Tempo impiegato | 4 ore la salita + 2.5h avvicinamento e discesa |
| Punti d'appoggio | /// |
| Cartografia | /// |
La sveglia suona alle 6:30 ed il primo pensiero è: "dove diamine devo andare oggi per svegliarmi a quest'ora?", come se le 6:30 fosse veramente presto, ma il sonno arretrato inizia a farsi sentire. Ci metto qualche secondo a ricordarmi che oggi andrò a scalare con Marco. Mi consolo perchè durante il viaggio anche lui mi dirà che gli è successa la stessa cosa.
La direzione è la Valle dell'Adige e la via Te lo do io il Verdon: un nome un programma!
Risalita la ripida boscaglia infestata di zecche, superiamo gli attacchi delle vie di placca e seguiamo una cengia al cui termine si trova la nostra via.
Ci prepariamo e tocca a Marco partire. Dalle pareti soprastanti è un continuo stillicidio e il vento disperde le gocce d'acqua ovunque in un costante gioco di palline luccicanti che precipitano dall'alto.
Appena tocco la roccia e sento quanto è bella, mi sembra di entrare in un mondo parallelo ed iniziano le danze. Il primo tiro supera un piccolo strapiombo e poi prosegue facilmente su roccia a gocce lavoratissima dall'acqua. Nel secondo tiro in diedro ci divertiamo, soprattutto sul primo passo strapiombante con le prese obbligate completamente zuppe d'acqua...mettere bene i piedi e stringere! Il terzo tiro è a mio parere il più estetico, in traverso ascendente sotto ad un grande tetto. Ci si alza dalla sosta prendendo subito una fessura rovescia che va seguita interamente; i piedi, anche se all'inizio un po' aleatori, ci sono tutti! L'uscita è fisica in dulfer, poi bisogna stringere qualche buco prima di arrivare alla sosta. Segue il quarto tiro, il chiave, dove l'arrampicata cambia: la roccia diventa calcare dei migliori e lo stile è più di placca. Il chiave più che difficile è strano, non sono abile ad accoppiare una tacca e non mi riesce la libera a vista, poco male perchè il resto del tiro è fantastico con tanto di uscita su placca compatta tecnica: spaziale! L'ultimo tiro tocca a Marco che ne viene fuori attaccando il turbo visto che inizia a piovere quando è a metà. La parte dura è quella centrale in cui bisogna salire con convinzione stringendo alcune gocce.
Per la discesa si possono effettuare alcune doppie (le soste sono tutte attrezzate con maglia rapida) oppure si può seguire una traccia che lungamente riporta al sentiero di salita, da cui giù a valle.
Mentre stiamo scendendo ci pregustiamo la birra fresca che ci aspetta ma ancor di più la prossima volta che torneremo a provare quel senso di ebbrezza che solo l'arrampicata, in certi luoghi particolari, riesce a darci.
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La cengia d’attacco
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Marco sul primo passo in leggero strapiombo (5c/6a)
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Sul secondo tiro, tutto in diedro (6a+)
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Marco mi raggiunge in sosta del secondo tiro (6a+). Possibile e consigliato proseguire con altri 3 moschettaggi fin sotto al tetto
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Marco riparte sul terzo tiro (6c)
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Sul terzo tiro, aggirato il grande tetto (6c)
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Placca compattissima alla fine del quarto tiro
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In sosta del quarto tiro
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Panorama sulla Valle dell’Adige dalla fine della via
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