Riporto le parole che avevo scritto pochi giorni dopo aver ripetuto la via.
<< Ci sono esperienze che sono difficili da raccontare, sembra quasi impossibile esprimere la bellezza di certe opere che la natura riesce a creare.
Forse un modo per ringraziarla e creare un legame è addentrarsi in questi luoghi separati dalla realtà e provare a salire queste fantastiche architetture effimere.
Il passato ha molto da insegnarci ma quanto è bello inventare e continuare a dar sfogo alla fantasia!
E questo fatto permette anche di creare un legame con tutto ciò che ci ha preceduto, con le nostre origini, con quello che siamo >>
La corda scorre morbida tra le anse del reverso mentre osservo Mirco che con disinvoltura passeggia sul diedro ghiacciato una ventina di metri sopra di me. Ci aspettano due tiri relativamente tranquilli e possiamo riprendere fiato dopo i primi due che ci hanno dato la sveglia "col botto". Siamo forse finiti in una qualche goulotte delle Alpi Occidentali? No, perché come diceva qualcuno "l’avventura si può trovare anche sulle montagne di casa". Siamo infatti sulla parete Nord del Cimon di Palantina, in Alpago, che proprio "casa" non è per due abitanti della pianura come noi, ma di sicuro adesso presenta condizioni che assomigliano molto a quelle di qualche grande parete!
Ad un certo punto delle urla provenienti dal basso interrompono il rumore cadenzato delle piccozze e dei ramponi: è Alvio, l’apritore della via sulla quale siamo impegnati, venuto per incitarci. Non riusciamo a contenere l’emozione e gli rispondiamo entusiasti! Vedo chiaramente i suoi occhi che ci osservano attraverso le lenti del binocolo, ricolmi di felicità: finalmente qualcuno è venuto a ripetere parte della sua via, la Via della Nicchia, aperta nel 1977 assieme al fratello. Dico "parte" della via, perché nella stagione invernale si può percorrere una variante chiamata Ritorno al Futuro, che inizia all’altezza della prima nicchia e permette di proseguire lungo il diedro ghiacciato con arrampicata moderna su ghiaccio e misto. Questa linea impeccabile è uno dei capolavori presenti sulla parete Nord del Cimon di Palantina, firmato Barry Bona, il figlio di Alvio, e Peter Moser.
La molla è scattata e ormai siamo mossi da un’energia inspiegabile. Una breve occhiata allo schizzo che Barry ci ha disegnato con cura la sera precedente e riparto agguerrito verso la prima delle tre nicchie che danno il nome alla via. Il ghiaccio chiama e seguiamo il flusso, ora ben formato, ora più sottile ma nel complesso veramente in gran forma, una vera goduria!
Questa gioia viene interrotta da uno strapiombo che ci sbarra la strada come a volerci dire "di qua non si passa". Toccherà a Mirco superarlo con 300 m d’aria sotto al culo e gli spindrift in uscita talmente forti da sbilanciare: per fortuna le piccozze tengono a prova di bomba!
L’uscita in cima è da ricordare: il sole del pomeriggio ci investe così come le raffiche di vento che sferzano implacabili. Mirco esce fuori dalla cornice finale con la faccia bella ghiacciata ma come sempre sorride e ne ha ben il motivo: che via atomica! Un vero viaggio nel cuore di questa parete ghiacciata! Adesso ci aspetta solo la discesa per andare giù a valle a festeggiare.
Il sole ci saluta che stiamo camminando a ritroso lungo il sentiero fatto in salita, immersi nell’atmosfera magica di questi boschi di faggio: un luogo surreale e bellissimo. Arriviamo al parcheggio alle ultime luci della giornata e troviamo Barry che ci sta aspettando: sorpresa veramente gradita! E poi via giù a Tambre a festeggiare, dove conosciamo anche Alvio che ci racconta dell’apertura della Via della Nicchia e di quando saltò via un chiodo con annesso volo…che brividi! Il tempo vola e le discussioni si animano e si accavallano l’una con l’altra. Trangugio un toast perché essere a digiuno dalla mattina comincia a farsi sentire e poi ordiniamo un altro giro di vino. Con dispiacere arriva troppo presto l’ora di doversene andare via e mentre le luci delle gallerie mi scorrono davanti agli occhi attraverso il vetro dei finestrini del furgone, ripenso al nome della linea che abbiamo salito. Non potrebbe avere nome migliore: è una rivisitazione in chiave moderna di un itinerario classico, l’unione fra passato e presente racchiusa in una via, un vero e proprio Ritorno al Futuro!