Ho scoperto questa via per caso poche settimane fa e fin da subito, non appena ho visto qualche foto, me ne sono innamorato, tanto da farla diventare quasi un'ossessione!
Non si possono lasciare sfuggire le ottime condizioni che ci sono in Orobie in questo periodo, così decidiamo per la trasferta.
Arriviamo a Valbondione che ormai è già buio e faticosamente, alla luce delle frontali, saliamo al bivacco invernale del rifugio Coca. Qui ci sono vari altri alpinisti...ormai tutti in branda.
Ceniamo in silenzio e per le 22 riusciamo ad essere sotto le...la coperta, visto che di portare il sacco a pelo non se ne parla e sono rimaste giusto 3 coperte, una a testa.
Come sempre in queste situazioni si dorme poco e male così alle 4 30 ci alziamo e poco dopo le 5 siamo fuori: troppo presto perchè dovremo aspettare la luce per individuare il nostro canale. Si poteva stare tranquillamente un'oretta in più a letto e uscire sulle 6.
Mentre aspettiamo che albeggi, il vento soffia a raffiche e siamo seriamente indecisi se proseguire o meno, però per esperienza so che è meglio sempre andare a controllare fino all'attacco della via, che non si sa mai. Infatti nel frattempo il vento si calma e gli spindrift sono veramente pochi: pedalare!
Maciniamo metri lungo il conoide d'avvicinamento e proseguiamo slegati sul primo salto di neve pressata. Giunti al bivio con Valentina Gully, faccio sosta su due fittoni e parto sul muro di ghiaccio cavo a sinistra. Qualche piccozzata suona male, bisogna andare delicati! Una volta raggiunta la parte superiore di neve è un sollievo e una goduria: che tiro spaziale!
Proseguiamo veloci nel canale per raggiungere la seconda colata ghiacciata che decidiamo di superare a destra stando fra roccia e ghiaccio. Da sotto sembra molto più facile di quanto non sia in realtà e quando faccio sosta ho finito tutti i rinvii ma l'esaltazione è tanta.
Ci sleghiamo e continuiamo a salire finchè una sezione più ripida ci porta a fare un facile tiro sempre su neve pressata, perfetta.
Poco dopo c'è l'uscita, vicino alla cima, col Sole del pomeriggio che ci bacia e ci invia un po' del suo calore. Il vento però non molla quasi mai, implacabile.
Capatina veloce in cima, ultimo sorso di thè, ormai men che tiepido e poi tocca scendere, anche abbastanza velocemente perchè si è fatto tardi.
Non conosciamo bene la geografia del luogo ma in lontananza scorgiamo il rifugio Brunone, così puntiamo a quello, anche perchè la traccia è ottima!
Man mano che scendiamo, dietro di noi lo spettacolo del Redorta infuocato cresce sempre di più mentre noi siamo condannati ad immergerci nelle tenebre.
Come in ogni invernale che si rispetti, la discesa è infinita e il paese di Fiumenero, dove dobbiamo arrivare, non compare mai.
Anche se sono le 21 passate quando entriamo nel bar del paese, riusciamo a trovare un simpatico local che ci da un passaggio in macchina fino a Valbondione dove riprendiamo il mezzo motorizzato...chiaramente dopo l'obbligatorio giro di birre!
Giornatona da ricordare con gli amici Luca e Nicola.