28 Agosto 2022

Urano – Pilastro Zeni

Dopo Saturno e Giove, si torna in Vallaccia per completare la trilogia cosmica con la terza ed ultima via: Urano. Siamo il Nic ed io, reduci dalla salita di Oro e Carbone al Passo Gardena, dove i braccini sono stati usati già a sufficienza, ma la cosa non ci preoccupa, visto che in Vallaccia prevale la placca. La via si articola prevalentemente in placca o fessure superficiali, anche se non manca qualche diedro, un camino e pure un pendolo. L'artificiale segnato in relazione è tutto risolvibile in A0, non andando oltre il VII- in libera. Peccato per il tiro chiave quasi interamente munto... è veramente un palo (7b/c?). Le soste hanno tutte almeno un anello trapanato e le protezioni lungo i tiri sono le classiche alla Grill, quindi spesso clessidre cordonate e chiodi. Tuttavia non sono abbondanti, soprattutto sul facile, dove la qualità della roccia scade anche abbastanza...meglio evitare la planata che risulterebbe seriamente pericolosa. Proprio per la qualità della roccia, mi sentirei di consigliare maggiormente Giove, che presenta nel complesso un'arrampicata di maggiore soddisfazione. Dopo alcuni slungoni facili, si arriva nella parte alta della via che richiede ancora un certo impegno. Anche in cima al Pilastro Zeni non è finita, perchè bisogna scendere fino all'insellatura e risalire per una cinquantina di metri di III grado fino ai prati sommitali, dove finalmente ci si può riposare. In discesa non commetto lo stesso errore dell'ultima volta e al posto di seguire il sentiero che si abbassa molto, ci teniamo alti quasi in cresta, poi normalmente per la forcella di Vallaccia e giù per il ghiaione morbido fino al bivacco. Bella avventura col Nik, instancabile! Col senno del poi un po' più di acqua sarebbe stata cosa gradita, visto il caldo del pomeriggio che ci ha prosciugati...ma abbiamo giustamente compensato con la birra a cena!
8 Agosto 2022

Martini-Leoni-Tranquillini – Rocchetta Alta di Bosconero

Trovare una via che Matteo non abbia fatto, è impresa alquanto ardua ma quando mi propone la Martini alla Rocchetta Alta (che per altro ha già salito ma vuole rifare), accetto senza riserve... finalmente si torna in Bosconero! Bella sudata a salire al rifugio e poi all'attacco dove i veronesi hanno colonizzato gli attacchi: una cordata sulla KCF e una sulla Navasa, con cui abbiamo lo zoccolo (III, p.IV) in comune. Saliamo veloci in conserva protetta e trovata la prima sosta, iniziamo la via. Si alternano tiri su roccia stupenda ad altri friabili e devo dire che i sesti non sono proprio regalati... Guadagniamo terreno e raggiungiamo i gialli . I chiodi sono quel che sono e su un tiro di VII preferisco non rischiare e ne tiro qualcuno. Poi Matteo si tira fuori egregiamente da un tratto giallo molto delicato, intuendo la giusta linea da seguire, grande! La via segue a grandi linee il grande pilastro a destra della parete, tenendosi a sinistra dello Spigolo Strobel e culmina con l'aggiramento del tettone finale sulla sinistra. Su questo tiro, il chiave, propongo a Matteo di andare avanti visto che finora è passato in libera ma non ha velleità particolari, così vado io e tra qualche imprecazione, brivido e soprattutto grazie ad una mungitura seriale arrivo in sosta... non mi capacito di come sia possibile passare in libera, ma qualcuno ce l'ha fatta...non io oggi! Con altri due tiri si sbuca sul canalone in comune con lo spigolo Strobel che permette di uscire facilmente. La discesa poi è rapida: senza neve non facciamo neanche una doppia ma disarrampichiamo tutti i saltini del canale (III). Tornando al rifugio. il Sole che si è fatto desiderare per tutta la giornata, incendia la parete della Rocchetta Alta e il pilastro da noi salito, strappandoci un sorriso che si fa ancora più vistoso davanti ad un piatto di pastin con polenta, innaffiati da un'ottima radler! Grazie Matteo di questa proposta: una via poderosa, su una parete selvaggia e severa!
6 Agosto 2022

Croda dei Toni per la via normale – Un capolavoro d’alpinismo classico

Bella ossigenata, in solitaria, su una via normale d'altri tempi, dove per salirla, occorre circumnavigare l'intera montagna. Direi un capolavoro d'alpinismo classico, che unito all'avvicinamento per la ripida e aspra Val del Marden e alla discesa per la Val di Cengia, permette di esplorare degli angoli selvaggi delle Dolomiti d'Auronzo. La salita è ben omettata nella prima parte, poi occorre intuito per trovare i passaggi migliori. Prima si sale per cengette e canalini ed una volta giunti alla cengia mediana, la si percorre passando i versanti Ovest, Sud, Est per finire col salire la cresta Nord e arrivare in cima alla Croda dei Toni. La discesa è agevolata dalle doppie comode (una corda da 60 m) lungo la via Drash che corre parallela al "Canalone Ghiacciato", che al 25 di Luglio non rispondeva più molto al suo appellativo.
×