20 Giugno 2023

Studlgrat – Una cavalcata sulla cresta Sud-Ovest del Grossglockner

Fino a un mese fa se mi avessero detto "Grossglockner", avrei risposto "Mayerlrampe", infatti il lato Sud della montagna non l'avevo mai considerato troppo, invece racchiude una linea veramente superba: la Studlgrat!  Il Grossglockner è la montagna più alta dell'Austria e come tale viene presa d'assalto, soprattutto lungo la via comune; tuttavia salendoci ai primi di Giugno non troviamo troppo affollamento e anzi sulla Studlgrat siamo da soli.  Decidiamo di sparare il cartuccione in giornata dal parcheggio, così alle 3 30 partiamo dalla macchina. In meno di un'ora e mezza siamo allo Studlhutte a 2802 m, pausa colazione e ripartiamo. Saliamo il pendio di fronte al rifugio e poi il ghiacciaio Teischnitzkees tenendo la destra, finchè raggiungiamo un pendio nevoso che permette di accedere alla cresta.  La via è famosa, mi limito a dare qualche consiglio. Via attrezzata con numerosi paletti metallici, cavo e alcuni anelli cementati che facilitano l'orientamento e migliorano notevolmente la sicurezza, comunque consiglio di portare friend #0.4-1, utili se si vuole progredire in conserva protetta. Una corda da 30 m basta e avanza.  Noi abbiamo trovato condizioni abbastanza nevose nella parte alta con la neve che al sole iniziava a mollare dalle 9 30 (zero termico 3500-3700 nelle ore centrali), elemento da valutare.  Discesa lungo la via normale relativamente facile ma non banale come invece pensavo, sia nella parte alta che comunque presenta dei tratti esposti e da disarrampicare, che in quella bassa a ridosso del ghiacciaio, con una sezione di ferrata ripida (sempre possibilità di brevi calate). A inizio stagione non abbiamo visto un crepaccio, ma penso che in altri periodi possa esserci qualcosa.  Bella salita in compagnia dei forti compagni di corso Matteo, Livio e Pietro! 
16 Giugno 2023

Via della Croce al Sass de Mura – L’anello dalla Val Nagaoni

Dopo un tentativo ad una via a Nord del Piz de Sagron il mese precedente, Matteo ripropone di andare in Vette Feltrine, questa volta però per salire il Sass de Mura per la Via della Croce, un itinerario alpinistico firmato Luigi Cesaletti, nel lontano 1881.  Come logistica ci interroghiamo su cosa convenga fare e grazie agli informatori di Matteo, optiamo per salire la Via della Croce alla cima Nord-Est (2547 m), compiere la traversata a cima Sud-Ovest (2522 m) e scendere per la via comune. Ne risulta un anello parziale, partendo e tornando in Val Nagaoni, laterale della bella Val Noana. Partiamo dal fondovalle (1160 m . ca) e saliamo al Rifugio Boz. Da qui puntiamo allo splendido Cadin di Neva e all'omonima forcella (2148 m), dove stacca la via comune del Sass de Mura che seguiamo su terreno innevato fino al primo spallone. Da qui proseguendo a sinistra si segue la via comune, a destra invece si percorre la banca Soliva che porta alla "Finestra", un arco naturale di roccia, posto proprio sulla forcella che separa il Sass de Mura dallo Spallone vero e proprio (vedi Diretta de Bortoli alla Parete Piatta), da cui parte la Via della Croce.  In rete si trovano relazioni dettagliate quindi mi limito a dare qualche indicazione.  La via è di stampo esplorativo, quindi segue le debolezze della parete, bene o male sempre omettata.  Ci si muove spesso su terreno di II grado con qualche tratto più impegnativo fino al IV nel camino Cesaletti iniziale. La traversata alla cima Sud-Ovest è delicata in qualche punto e richiede un minimo di intuito nella ricerca dell'itinerario. L'itinerario è perfetto per la tecnica di corda corta.  La chiodatura è scarsa, tranne nel traverso iniziale e nel camino Cesaletti. Poi sulla via comune si trovano gli ancoraggi per le tre doppie. Noi abbiamo usato friend #0.4-2, 4 rinvii e corda intera da 50 m. Chiodi a discrezione ma non necessari.  Bella avventura con i super motivati Matteo e Stefano! 
7 Giugno 2023

Via Battaglia – Parete di San Vito di Arsiè

Questo inizio di Giugno instabile ci porta a dirottare verso l'amata Valsugana per una combo di vie a bassa quota, la prima delle quali è la Eugenio Battaglia alla Parete di San Vito di Arsiè che si è rivelata una valida opzione, anche perchè la mattina diluviava da Valstagna in giù! Solitamente infatti questa parete è prettamente invernale, tuttavia in giornate coperte anche ad inizio stagione può essere percorsa senza morire di caldo, unico neo la vegetazione invadente!  Per raggiungere la via adesso conviene decisamente partire dal deposito ANAS di Primolano, visto che la stradina che stacca dalla Parete di Cismon è interrotta per lavori. Raggiunto un largo piazzale d'esbosco si individua una piccola traccia a sinistra e a fantasia si sale sotto la parete. L'attacco è segnato con una targa gialla: la prima linea a destra dovrebbe essere il primo tiro di Qoyaanisqatsi, la seconda Wie Geht's.  La via è interamente chiodata (S1, sufficienti 14 rinvii) a mix di fix e piastrine artigianali (con tasselli nuovi), le prime due soste sono collegate e attrezzate per calata, le altre no. Fare attenzione alla giusta linea, perchè sia a destra che sinistra salgono altre vie.    1- Il primo tiro è quello di artif., una legna (6c+++, a freddo) ma si passa in A0 su chiodo a pressione e vecchio spit. Per fortuna poi la via diventa più scalabile. 2- Il secondo tiro è quello della tanto decantata placca, con finale estremamente delicato, equilibrio e sensazione (6b+, iper chiodato).  3- Tiro più facile con roccia molto bella e gripposa, uscita vegeto-minerale fino in sosta, a sinistra della fessura del tiro successivo (6b, nettamente più facile del precedente). 4 - Fessura da non sottovalutare perchè svasata con un passo decisamente duro. In guida 6a, per me più dura del tiro precedente. Finale su bella lama fino in sosta.  5 - Tiro facile di trasferimento su dritti nel bosco e poi a destra trovando anche una corda fissa fino ad un terrazzone con sosta raccapricciante ma fondamentalmente poco utile. Per fortuna c'è un fix basso di un tiro di variante, utilizzabile per integrare (III). 6- L'originale si sposterebbe a destra sul vago spigolo ma decidiamo di salire la variante apparentemente chiodata di recente. Bel tiro su tacche con sditata iniziale e poi alcuni bombè e strapiombini. Scalo male perdendo energie e mi sguizza un piede sull'ultimo strapiombino: volo quasi a testa in giù e niente on-sight! Valuterei il tiro sul 7a, bello sicuramente! In uscita si prosegue per trovare una sosta con catena e anello.  Qui ci becchiamo 10 minuti di diluvio, gli unici della giornata. Le opzioni sono due: proseguire e scendere per sentiero oppure discesa a doppie, che scegliamo. Con una prima doppia corta siamo al terrazzone, da cui ripercorriamo a ritroso il tiro di collegamento (possibile doppia su maglia rapida). Da qui con una seconda doppia ci portiamo ad una sosta a destra della fessura svasata e poi con terza doppia ampiamente a terra (corde da 60 m).  Salita valida, con un Nicolò decisamente in forma! 
1 Giugno 2023

Luce la Sera – Monte Spitz

Quando sali una via di Alessio Roverato ti sembra sempre un po' di essere in montagna. Vuoi per l'avvicinamento, vuoi per la roccia da verificare o per l'ambiente selvaggio...ed è per questo che attrae! Luce la Sera sale gli strapiombi gialli della repulsiva parete Est del Monte Spitz, a picco sul Canale del Brenta. La propongo a Marcello che non esita un istante, così ci ritroviamo all'attacco con un caldo umido micidiale e 270 metri da salire. Il primo tiro sveglia bene: la scalata è bella ma la roccia non allo stesso livello. Se ci si aggiunge il caldo, arrivo in sosta bello sudato, ma va bene così. Facciamo bene i conti: attaccando tardi il Sole gira rapido e la parete ci regala l'agognata ombra. Prendiamo subito un buon ritmo e il secondo tiro ci regala movimenti eleganti su roccia tra il giallo e il nero, spettacolare!  Appena prendiamo quota dal limite del bosco sentiamo l'aria tutto attorno. Si percepisce la natura, nel verde della vegetazione (una giungla!), nel viola delle campanule che crescono abbarbicate alla roccia e nell'arancione dei gigli che popolano infiniti giardini pensili.   Il duro strapiomba per davvero e la scalata si trasforma in una continua intuizione di quello che si potrà trovare oltre il tetto successivo. E' un bel gioco, fatto di dita, bicipiti e opposizioni di forze, anche se alla fine a vincere, come spesso accade, è stata la gravità! Ciliegina sulla torta, al terz'ultimo tiro arriva il temporale. Una breve pausa in una nicchia ci consiglia di uscire lo stesso anche se piove, in fondo la roccia non si sta bagnando tanto... mi ritrovo a recuperare Marcello sul bosco sommitale, sotto il diluvio: era da un po' che entrambi non ci prendevamo un po' d'acqua!  Saliamo dritto per dritto il boschetto fino a beccare la stradina sterrata che seguita verso destra ci porta al sentiero e poi giù in valle. 
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