Con Lorenzo, per la prima volta sulla parete gialla del Monte Spitz, nel silenzio della Val Gadena.
Abbiamo optato per Angelo mio, bella linea, bella scalata, bello tutto, tranne la roccia in alcuni punti, che insieme alla spittatura allegra rendono la salita abbastanza alpinistica.
Ecco infatti, questo è il punto: la ricerca dell'avventura, a due passi da casa.
Un'avventura fatta di tanti piccoli aspetti, trovata e vissuta sul verticale.
In Val Gadena questo è possibile, già si intuiva dal carattere di Alessio, che poi è stato trasferito su Angelo mio.
Lo capisci fin da quando varchi il primo portale che permette di accedere alla parete e poi sfili sotto al secondo, ben più grande, formato da un susseguirsi di tetti gialli da paura.
E poi ne hai la conferma quando tiri il fiato in sosta, ti giri e vedi il sole che filtra nella valle... percepisci un che di onirico nell'aria.
Quando riparti tutto diventa il momento presente, un non-pensiero, l'azione pura che viene rappresentata in una finestra larga 1 metro e mezzo di fronte al naso.
Una sequenza di piccoli buchi e scaglie di roccia a cui riesci a dare una logicità, concatenandoli nel movimento, di riposo in riposo, di sosta in sosta, fino ad uscire dalla parete e ritrovarti seduto sull'erba.
Una stretta di mano con Lorenzo e via giù in valle.