22 Novembre 2023

Invernale alla Mala Mojstrovka – Ferrata Hanza

Bella incursione nell'estremo Est su proposta del mitico Saverio, un'enciclopedia vivente di queste zone!  Siamo nella Giulie slovene, territori che conosco poco ma che meritano di essere esplorati, per l'ambiente ma anche per la storia che racchiudono. Qui si respira aria di frontiera, infatti ci troviamo a pochi chilometri dal confine ma prima del Triglav, che segna il limite Orientale della catena montuosa principale.   La Mala Mojstrovka è la cima più facilmente raggiungibile dal Passo Vrsic, ultima della catena proveniente dal più famoso Jalovec, e nel suo versante Nord racchiude della chicche per l'alpinismo invernale, tra cui la ferrata Hanza. Se inizialmente ero un po' dubbioso, mi sono dovuto presto ricredere infatti spesso il cavo è sotto la neve e quando spunta fuori fa comodo usarlo. Le condizioni in questo inizio inverno sono tutto sommato discrete e anche dove bisogna battere traccia su neve non portante, non è drammatica. Visto il cavo spesso sommerso conviene fare qualche tiro in più del previsto. In alto, usciti dalla ferrata, proseguiamo a destra sullo spallone e poi per una simpatica goulotte di neve ripida (dove se si vuole legarsi conviene avere qualche friend), arriviamo in cima.  La discesa è rapida comoda su traccia e poi sentiero... e quasi tutta al sole, cosa da non sottovalutare dopo essere stati al freddo tutto il giorno!  Con Saverio e Stefano, giornata super!  
20 Settembre 2023

Il Nuovo che Avanza – Monte Avanza

Finalmente dopo tanto tempo, io e il Tommi riusciamo a beccarci per una bella via e decidiamo di cimentarci con l'aderenza carnica, mia nemesi per eccellenza.  La via è Il Nuovo che Avanza, che risale un pilastro della parete Sud del Monte Avanza, gruppo del Peralba. L'attacco è da una bancata erbosa sospesa e molto isolata, raggiungibile da un forcellino posto giusto davanti ai Campanili delle Genziane. È una delle prime vie della Carnia ad essere stata aperta con l'uso sistematico degli spit ma mantiene un sapore più che alpinistico visti i numerosi tratti da andare lunghi o da proteggere. La roccia è spesso ottima ma altrettante volte insidiosa perchè si frattura col rischio che la presa resti in mano e sui tiri facili non mancano i tratti instabili o un po' friabili. Lo stile è quello tipico della zona, con sequenze obbligate e per gli amanti dello spalmo in placca (cardiospalmo) su cui devo dire che non sono proprio sul pezzo, ma ogni tanto bisogna anche uscire dalla zona di comfort!  Le soste sono tutte su due fix da 10 o 8 mm, tranne quella di L3 su due chiodi e L8 su fix + spuntoncino.  Riporto alcune note sui tiri: L1: spetta al Tommi partire su un 5c che sveglia. Dopo il quarto fix, spostarsi un po' a destra e poi salire;  L2: appoggione pazzesco, sempre grande emozione questo stile... superando l'uscita sprotetta con un pendolo degno di numero da circo, evitando la scartavetrata quasi assicurata.   L3: marciotto. Prima (e forse unica) volta che sento il Tommi tirare un bestemmione, probabilmente una presa gli stava per rimanere in mano.  L4: bella scalata su liste e tacche. Uscita proteggibile in fessura; L5: povero Tommi, si sta sorbendo tutti i tiri instabili ed erbosi. Però si riscatta sul tratto finale in placca...occhio alla presa nascosta; L6: su carta il chiave, ma azzerabile e ovviamente azzero... il passo è molto duro in traverso in placca con piedi in spalmo e il nulla da tenere!  L7: vale la via. Muro grigio compatto di movimento. Spittatura allegra a metà e poi diedrino finale da proteggere.  L8: il tiro incriminato. La relazione infatti sancisce un tratto sprotetto ma proteggibile solo con chiodo a lama. Probabilmente è così, ma la sezione non è dura e conviene passare veloci, consapevoli che lo spit è ben sotto e a destra.  L9: caminazzo finale con partenza sprint in strapiombo, proteggibile. Bel tiro con solo 2 spit in 50 m, quindi dosare le protezioni. Sono 60 m se si arriva fino all'abete rosso nano dove si riesce a sostare (meglio integrare anche su roccia).  Usciamo pensando di essere nei pressi della cresta, invece non avevo letto la relazione che sono circa 20 minuti di cammino per ricongiungersi alla via comune. Cogliamo l'occasione di mangiare qualcosa per ammirare lo stupendo paesaggio a visibilità 10 m, anche se in realtà forse è stato meglio così...col sole probabilmente ci saremmo dovuti calare causa esplosione piedi. In discesa seguiamo il primo canalone attrezzata con corde fisse e in breve siamo sotto ai Campanili delle Genziane e poi al parcheggio.  Sento il Tommi entusiasta della salita e nonostante le premesse poco convincenti devo dire che anche a me ha trasmesso qualcosa! 
13 Settembre 2023

Affinità e divergenze – Calcare di qualità sulla Creta di Mimoias

Dolomiti Pesarine, deep Carnia. La parete Nord della Creta di Mimoias si presenta come una gettata di cemento armato, da tanto è compatto e solido il calcare che la forma.  Questo è un angolo di montagna sconosciuto ai più, dove si può passare una giornata al fresco e nel silenzio, accompagnati solo dal rumore della ferraglia all'imbrago, immersi nella danza verticale che queste placche sanno regalare.  Affinità e divergenze è una via sportiva che si sviluppa sul lato destro della parete: sette tiri di estrema bellezza, alla costante ricerca dell'equilibrio, su placca lavorata dall'acqua a tacche e concrezioni: la solidità della roccia ha dell'eccezionale! Il grado del tiro chiave è dato prevalentemente dalla continuità e dalla difficoltà di lettura, dove un minimo errore può precludere la possibilità di salire.  Indiscutibilmente L5 eletto il tiro della via... "Stupendo, le prese man mano si svelano una dopo l'altra!" cit.   Assieme al Dec, in una giornata di fine Estate.  
11 Settembre 2023

Bellenzier – Torre d’Alleghe

Poche vie mi hanno impressionato come la Bellenzier alla Torre d'Alleghe. Pensare che Domenico Bellenzier l'abbia salita da solo nel 1964 ha dell'incredibile, non tanto per i primi due tiri sui gialli, quanto più per il primo difficile tiro della placca, dove un dichiarato A3 della relazione del Rabanser non so quanto sia attuabile, anche con espedienti vari. Attualmente infatti il tiro è da scalare buona parte in libera, quantomeno il passaggio chiave, protetto comunque da due buoni chiodi, poco sotto (grande Livio!). Si prosegue poi con due tiri di placca su roccia spaziale fino all'uscita sulla cima.  La via nel complesso è articolata in tre sezioni: almeno 250 m di zoccolo marcio (decisamente peggio del Philipp e della Aste/Andrich) che affrontiamo a tiri con difficoltà fino al IV+ (noi ne facciamo 7, considerato un tratto facile), due tiri sui gialli anch'essi su roccia instabile con difficoltà fino al VI+ e per finire tre tiri su placca da antologia fino al VII+ (VIII?). Il tiro chiave della placca è possibile spezzarlo sostando su due chiodi poco prima del tratto chiave. Per la discesa basta seguire gli ometti numerosi (passi fino al II grado) e sul finale tenersi nel canale di sinistra (non come noi sullo sperone erboso). 
5 Settembre 2023

Diedro Cozzolino – Piccolo Mangart di Coritenza

Per anni la parola "Giulie" ha significato unicamente "Diedro Cozzolino", sicuramente a torto, ma era così. Ora è un po' diverso, anche se il più grande sogno su queste montagne restava quello di salire questa via.  Come spesso accade, alcune esperienze sono difficilmente traducibili in parole, si possono dire tante cose che però non renderebbero giustizia ad una salita di questo tipo. Perciò non dirò molto e farò parlare più le immagini.  Ciò che però resterà per sempre incastonato in un angolo della mente è il pensiero ricorrente di quel giorno che si fonde con l'immagine tenue delle montagne slovene che si ammiravano usciti dalla via. Non ti conoscevo bene, ma trasmettevi fiducia e belle sensazioni, non passavi inosservato. Salire la silenziosa parete Nord del Mangart a pochi giorni di distanza è stato un po' come avvicinarmi per conoscerti un po' meglio e darti un saluto. 
28 Agosto 2023

Spigolo Scoiattoli – Cima Ovest di Lavaredo

Di nuovo in Lavaredo, questa volta con l'Occidentalista Nicola, in trasferta da Torino, che vuole provare l'ebbrezza di Lavaredo. Gli propongo lo Spigolo Scoiattoli sulla Ovest, per capire il significato della parola "vuoto". . . Lo Spigolo Scoiattoli è una via potente, fisica, nel vuoto. Ricorda la Paolo VI in Tofana o la Martini in Bosconero, con la differenza che qui il vuoto è ancora maggiore. La via è stata aperta in artif. ma regala una bella libera su tutti i tiri, anche se sfortunatamente nella parte alta i braccini si stavano esaurendo!  Il primo tiro del tetto tocca a me ed è un trauma, parto con ogni buona intenzione ma mi areno e inizio a mungere e pure a staffare per arrivare in sosta. I tiri successivi sono un susseguirsi di strapiombi che regalano un'arrampicata elegante su chiodi da panico e roccia... idem. Ma si sa che in Lavaredo è così!  Arrivati alla nicchia non ci pare vero di tirare un sospiro di sollievo, prima della partenza cattiva per immettersi nel diedro. Ma sarà la seconda parte del tiro a stupire con una sezione di continuità su buone prese da ghisa assicurata, grande Nicola che riesce a vista!  Con qualche trucchetto Nicola riesce a superare anche l'ultimo tiro duro e poi usciamo dal fresco della Nord, ritrovandoci in un sole cocente ma per fortuna le difficoltà sono sotto. Scendendo, ridiamo e scherziamo ma entrambi, nell'intimo, siamo rimasti impressionati e quasi turbati da questa via che per sempre ci ricorderà il significato del vuoto puro e della gravità.