30 Aprile 2023

Cadarese – Un paradiso per l’arrampicata trad

Reduci dal modulo di scialpinismo in Val Formazza, col buon vecchio Livio si decide di andare a scalare sullo splendido gneiss di Cadarese, giusto per prendere qualche bastonata!  Il programma è semplice: scalare, mangiare, dormire, ripetere per due giorni. Che poi diventano Tre in totale visti i due pomeriggi che siamo riusciti a racimolare.  Visitiamo vari settori di cui riusciamo a farci una buona panoramica: Terzo Settore, Bimbiminkia, Trad basso e Trad alto. Nonostante la tipologia di roccia, la scalata è abbastanza varia, nel senso che ci sono molte vie ad incastro di vario tipo, ma altrettante dove si risolve in altro modo, spesso in dulfer oppure con tecnica da diedro-camino. Abbiamo pure tirato qualche tacca!  Qualche spit qua e là si trova, però lo stile nettamente prevalente è quello trad. Per divertirsi consiglio di avere tripla serie di friend #0.2-3, 4 e 5 doppi e un micro 0.1 non guasta.  Per la descrizione completa della falesia rimando alla guida Ossola Rock edita da Versante Sud.  
28 Aprile 2023

Forcelle Cason e Las Busas – Dolomiti d’Oltrepiave

Bella sciatina in mattinata con Andrea che mi raggiunge in Carnia. Il meteo è incerto ma la neve dovrebbe essere buona.  Saliamo al Giaf facendo un po' di portage e poi su verso Forcella Cason che raggiungiamo nella nevicata. Poi traversiamo verso un'insellatura che deposita sul canale che scende da Forcella Las Busas, di fatto non toccando la vera e propria forcella (pace, si tornerà), ma godendoci una bella discesa in una polvere sorprendente.  In fondo al canale la neve cambia tendendo alla "malta" e stiamo attenti a sfilare via a destra senza abbassarci troppo fino ad immugarci. Qui la neve è passata proprio al marcio e ci ritroviamo a fare curve saltate fino al bosco, dove siamo costretti a togliere gli sci. Amo sempre lo scialpinismo di inizio Primavera, dove trovi un po' tutti i tipi di neve! 
25 Marzo 2023

Via della Rampa – Panettone

Con la coda dell'occhio guardo giù, il friendino grigio è abbastanza distante ma manca poco al resinato. Subito dopo la rampa si fa fessura superficiale e un chiodo protegge il passaggio dato di VI-. Ci arrivo e si muove di brutto. Il torrente scroscia giù nel fondovalle. Ci vorrebbe il martello che non ho, quindi avanzo con cautela e subito dopo piazzo un brutto totem verde. Brutto perchè la fessura è superficiale e si allarga. Adesso bisogna traversare a destra con un passo di aderenza e equilibrio... le sensazioni carniche. Quindi cerco e trovo molto alta una possibilità per un buon totem giallo, così il passaggio è ben protetto e il tiro fila liscio fino alla sosta. Era proprio questo che cercavo, quel gioco del proteggersi che con gli spit manca e quando si va da soli assume un valore primario. Le solitarie sono totalizzanti, vuoi per l'immersione nella parete, vuoi per la dimensione mentale che si raggiunge. Effettivamente la ripetitività del gesto e la concentrazione portano ad alterazioni nello stato mentale, una specie di rituale che si ripete tiro dopo tiro e che scandisce la salita. Una cosa bella delle solitarie con la corda è che fai la via due volte, forse anche per questo le sensazioni sono amplificate. La ripartenza è su roccia un po' instabile e poi inizia una fessura più o meno larga che fondamentalmente si segue per una settantina di metri, poi un breve tratto verticale porta su calcare appoggiato di prima qualità. Sull'ultimo tiro ci sono tre resinati, però la placca non è pensabile autoassicurato, così ne rinvio due e poi seguo le spaccature della roccia che incredibilmente non si esauriscono e pian piano mi conducono verso l'alto. Mi ritrovo in sosta. Sotto di me la via. Il torrente non ha mai modificato la sua voce. Mi giro a guardare la valle, pensando di stare lì a contemplare il panorama ma non ci riesco; il pensiero è alla discesa, così con qualche doppia sono giù. Ormai il Sole sta girando, mi godo gli ultimi raggi e poi mi incammino verso il furgone.
20 Marzo 2023

Monte Cogliàns – Con gli sci sulla vetta del Friuli

Al Monte Cogliàns sono particolarmente legato: nel 2016 con gli amici Mirco e Luca ho aperto una via sul suo versante Nord, un po' per caso e un po' perchè andando a cercarsela, qualcosa doveva pur venire fuori. La classica salita da Sud, lungo la via normale con gli sci, invece era nei programmi da tempo e così colgo l'occasione per invitare in Carnia un bel gruppone misto da Treviso e dintorni: siamo in 7 e il divertimento non manca! Cartacee e non, si trovano molte relazioni, per cui mi limito a dare qualche consiglio sulla logistica e condizioni. La salita è in pieno Sud, perciò il tempismo, soprattutto in Primavera è fondamentale. Noi siamo partiti dal Rifugio Tolazzi alle 7 45 in una giornata calda di metà Marzo (zero termico a 3000 m) ma per avere un giusto margine non sarebbe stato sbagliato muoversi almeno 1 ora prima; infatti la neve pur essendo ghiacciata nella parte bassa all'ombra, poi mollava già salendo lungo il vallone. Per la cima si hanno 100-150 m di neve a 40-45°: la sciata è stata entusiasmante e richiede attenzione per via dell'esposizione con un salto di roccia posto subito sotto. Troviamo bella neve da sciare fino a quota 2400 m circa, poi polenta e poi di nuovo bella nella parte bassa (canalino) perchè rivolta a Sud-Ovest. Piccozza e ramponi sono rimasti nello zaino, ma comunque consiglio di portarli nel caso si trovi neve dura. Giornata super nel magico Free-ul con una compagnia d'eccezione!
16 Marzo 2023

D’inverno sul Pelmo – L’essenza dello scialpinismo

Il Pelmo è una montagna particolare, vuoi per la sua posizione così centrale e isolata, vuoi per la sua forma unica e pure per la sua storia: qui è nato ufficialmente l'alpinismo Dolomitico, con la salita di John Ball, nel lontano 1857. Salire sul Pelmo non è difficile tecnicamente ma farlo con gli sci racchiude quella che è l'essenza dello scialpinismo. Certo, salire con condizioni della neve diverse da quelle che abbiamo trovato, magari pellando dalla macchina e magari sciando dalla cima, sarebbe stata un'altra cosa, però così abbiamo respirato il fascino della grande montagna! Vista la quantità di neve esigua, partiamo con le scarpe da ginnastica e seguiamo la strada (CAI 493) che da poco sopra Zoppè porta al Rifugio Venezia. Qui calziamo gli sci e ci portiamo all'attacco della Cengia di Ball che troviamo innevata ma si procede bene in conserva protetta sfruttando i vari spit e chiodi in posto. Aggirato il primo spigolo, non proseguiamo per la cengia ma saliamo a destra il Salto del Porton con un tiro di 15-20 m sul III grado con passo di IV (4 chiodi malfermi e un friend incastrato, sosta su uno spit). Proseguiamo per un diedrino poco innevato, oltre il quale, a destra, si incontra la prima sosta di calata. Il diedrino poi diventa canalino e deposita giusto nel Vant del Pelmo. Si taglia ma comunque ci si mette un po': soluzione utile se la cengia risulta innevata, in caso contrario le tempistiche potrebbero essere analoghe. Mettiamo nuovamente gli sci ai piedi e tenendo sempre la destra ci alziamo rapidamente. La sezione più ripida è sul passaggio al Vant Superiore, con alcune rocce che escono dalla neve. Arriviamo allo spallone che si è fatto un po' tardi ma insistiamo sulla cresta sommitale su neve a tratti sfondosa ed arriviamo in cima premiati dalla calma di vento, l'aria è tersa e siamo al centro delle Dolomiti. In discesa ripercorriamo la cresta e finalmente iniziamo la sciata prima su crosta da vento non portante, poi su firn leggermente rigelato (Est, sole mattina, ombra pomeriggio) ma ancora godibile fino a dove si imbocca il canalino percorso in salita. Con due doppie da 20 m (sosta a spit e poi spit singolo) superiamo il Salto del Porton e poi a ritroso per la Cengia di Ball sempre in conserva protetta. Non rinunciamo alle ultime curve fino al Rifugio Venezia dove scrocco un panino al Lorenz che è stato più previdente di me. Per la gioia delle spalle, ci carichiamo tutto sullo zaino e via giù verso la birra!
27 Gennaio 2023

Goulotte Holznecht – Spallone del Sassolungo

La classica delle classiche delle cascate in quota in Dolomiti, assieme alla vicina Mistica sulla Torre Innerkofler. Trapela la notizia che sullo Spallone c'è ghiaccio, così in breve organizzo con Andrea e Giovanni di andare a tirare due spiccozzate. A dire la verità i primi tre tiri della via sarebbero di Raggio di Sole e solo successivamente seguiamo a destra per la Holznecht. Vista l'elevata affluenza optiamo per la partenza con calma, ritrovandoci per ultimi sulla cascata. La cordata davanti a noi si ritira, così le altre ce le ritroviamo distanziate e non ci creano problemi, tranne quando si calano. La via è bella e si snoda alternando tiri di ghiaccio ad altri di collegamento in nevaio. Il tiro chiave è super bucato: facile da salire in aggancio ma psicologico per via delle protezioni su ghiaccio poco affidabili. Il salto di ghiaccio alla prima diramazione è stupendo, così come il muro del sesto tiro, anche se lo troviamo un po' cotto, infatti l'esposizione a Sud-Ovest permette al Sole di arrivare, anche in pieno inverno, cosa che a noi non fa certo schifo. Dopo la sesta lunghezza la via prosegue ancora con due tiri con qualche facile passaggio di misto fino alla fine delle difficoltà. La via presenta tutte le soste su roccia, tranne una alla base del muro di ghiaccio del sesto tiro che troviamo su abalakov, così la discesa risulta comoda e rapida. Giornata super con Giovanni in gran forma e Andrea che scoprirà di avere la febbre, quindi doppiamente forte!
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