14 Agosto 2025

Spigolo Olivo – Cresta degli Invalidi

Per carattere e indole personale, gli idoli non so bene cosa siano o comunque ne ho veramente pochissimi e piuttosto degli svariati personaggi celebri e celebrati, mi hanno quasi sempre affascinato di più gli altri, quelli rimasti ai margini... e in ambito alpinistico, Oliviero Olivo è uno di questi.  Oliviero, nel 1924 era un giovane medico che frequentava le montagne del Cadore durante il periodo estivo e in uno di questi soggiorni ci ha lasciato quello che è forse il suo capolavoro: lo Spigolo Sud-Est della Cresta degli Invalidi, nelle Marmarole Orientali. Olivo impiega 3h 50 per arrivare in vetta e grada la sua via con un modesto IV grado, definendola come "faticosa ma divertente": inconsapevolmente aveva appena salito uno dei primi VI gradi della storia (ante Solleder-Lettenbauer in Civetta), probabilmente il primo italiano e sicuramente il primo in solitaria e senza corda!  Ci ritroviamo in tre, in una calda mattina di metà Agosto, alla base della Cresta degli Invalidi e la curiosità di andare a scoprire questa via è tanta.  I primi 8 tiri scorrono veloci su roccia inaspettatamente spesso molto buona e ci portiamo alla base del diedro-canale che poi si chiuderà a camino. Oliviero era salito per quest'ultimo, però noi con le scarpette preferiamo la lama esterna e successiva placchetta di sinistra, per collegarci poco dopo alla linea principale: un tiro di carattere, che di VI ha proprio tutte le sembianze!   Seguono alcuni tiri più facili ma poi un secondo diedro-camino fessurato oppone resistenza e anche qui direi che si possa scomodare tranquillamente il VI grado. Infine, il diedro-camino terminale di V grado, non è da sottovalutare, con un bel tiro da 60m in cui occorre saper cosa tirare e sapersi proteggere.  Durante la salita invochiamo spesso lo spirito di Olivier, pensando di fargli cosa gradita. E mentre sto recuperando Nicola e Federico sul tiro chiave, me lo immagino incastrato nel camino, slegato, che sale fischiettando, inconsapevole di aver appena firmato una salita avanti di svariati anni rispetto alla storia.   Credo che lo Spigolo Olivo abbia alcune carte in regola per diventare una classica: roccia mediamente buona, scalata divertente e di soddisfazione, proteggibilità mediamente buona con alcuni tratti un po' più severi e soste attualmente tutte presenti (misto chiodi, clessidre e fix).  Grande e lunga giornata condivisa in bella compagnia con Nicola e Federico. 
3 Giugno 2025

Piccolo Vernel – Scialpinismo

Su questa classica che non ha bisogno di presentazioni, col Sav che non molla mai e si spara la sveglia antelucana, con annessa trasferta.  Partiamo quasi sci ai piedi, infatti nonostante la carenza di vera neve invernale, la stagione primaverile ha mantenuto temperature sufficientemente basse e regalato parecchia neve tardiva, quasi tutta sopra i 2500 m. A riprova di quanto si dice sulla digitalizzazione della realtà, riesco a sbagliare per l'ennesima volta la direzione per scendere verso il Vernel, ma niente paura: la posizione sul telefono (il punto blu!) ci viene incontro a salvarci, riportandoci sulla retta via (Rampegoni --> Post).  Col giusto ritmo siamo in cima in 3 ore; una brezza tesa ci ricorda che siamo a più di 3000m e che l'Estate deve ancora arrivare.  Bella la discesa, peccato per la qualità della neve ("condizioni?" cit. per quanto possa interessare con più di 15 giorni di ritardo) che è stata delle più varie, come spesso accade dopo nevicate tardive. Paradossalmente meglio a bassa quota dove più compatta, pur essendo più caldo. E poi anche per la discontinuità, vista la risalita a Pian dei Fiacconi, che spezza la sciata.  Note: fondamentali i rampant in Primavera, se non si vuole spalleggiare gli sci per 3/4 dell'uscita, ramponi leggeri e piccozza rimasti nello zaino. 
7 Aprile 2025

Via del Diedro – Panettone

Il saccone oggi è bello pesante sulle spalle: tutte le volte che succede, sono lì lungo l'avvicinamento che penso se tutto quello che ho dentro mi sia poi così utile, per poi scoprire che effettivamente sì, ogni pezzo ha la sua funzione, pure il friendone viola.  Arrivo all'attacco che il Sole è ancora radente sulla parete, la roccia fresca, il grip perfetto.   Nelle solitarie con la corda, il momento della preparazione del materiale richiede parecchio tempo e almeno personalmente non vedo l'ora di iniziare ad arrampicare, ma tutto deve essere in disposto perfettamente: sosta a prova di bomba, niente corde accavallate, ferri in ordine maniacale, check ripetuto che il sistema funzioni in ogni sua parte.   Come dice qualcuno, il bello delle solitarie è che fai la via tre volte: quando la sali da primo, quando la scendi calandoti lungo il tiro e quando la risali per togliere le protezioni. Alcuni reputano questa sequenza di operazioni qualcosa di macchinoso e poco naturale, io ci vedo un momento introspettivo senza eguali in cui la concentrazione è massima e non esiste nulla al di fuori del momento presente e per un lasso di tempo maggiore rispetto all'arrampicata "convenzionale". Si alterna la danza verticale lungo il tiro, al flusso mentale di idee sul come risolvere la situazione dal punto di vista tecnico, entrando in una realtà parallela. A proposito di questo aspetto, la Via del Diedro ha una caratteristica saliente, ovvero il quinto tiro è in traverso netto di 15 m verso sinistra, col risultato che il tiro non si può "scendere" normalmente; inoltre smontarlo significa rischiare il pendolo ad ogni protezione, quindi bisogna ingegnarsi un po', ad esempio tirando una corda fissa tra le due soste. 
11 Marzo 2025

All’ombra del Montasio: scialpinismo di frontiera in Alta Spragna

Una perlustrazione di qualche giorno prima in Alta Spragna fa ben sperare sulle condizioni della neve (polverone!) e così torno per questo anello che permette di attraversare da Sud a Nord per poi ritornare a Sud, passando per le due iconiche forcelle Mosè e Lavinal dell'Orso. Con me il Tommy in trasferta, sempre entusiasta di mettere il naso in questi posti silenziosi.  Partiamo poco prima della sbarra sulla forestale che sale a Malga Grantagar e in salita a Forcella Mosè pelliamo sì e no 100m, per il resto spalleggio. La discesa dal canale non sarà prettamente su polvere, così come quella da Forc. Lavinal dell'Orso non su bel firn...però ci si adatta e l'ambiente del versante Nord del Montasio è sempre potente.  Pensavamo di metterci di più, invece riusciamo ad arrivare per pranzo a Resiutta, dove un polletto non ce lo toglie nessuno!  Giornata da incorniciare.  Info tecniche: ramponcini leggeri e piccozza classica da avere, possono tornare utili anche i rampant viste le esposizioni.  
25 Febbraio 2025

Grapa med Travnikom in Šitami – Site (Travnik)

Grapa Med Travnikom in Sitami: mi sono ripetuto queste parole come un mantra per decine di volte e alla fine credo di averle impresse nella memoria.  A Est torno sempre volentieri anche perchè la Nord-Ovest del Travnik attira e le condizioni sembrano interessanti, soprattutto sul ripido, con neve pressata originata dalla recente nevicata umida.  La linea che abbiamo salito sul Travnik (precisamente sulla Site) non ha un nome vero e proprio, bensì è l'indicazione della localizzazione della salita, infatti letteralmente significa "colatoio tra il Travnik e la Site" (le varie declinazioni dello Sloveno chiedetele a qualcun altro). Gran giornata di alpinismo invernale, di quelle che parti e torni al buio, con tutte le incognite del caso.  Per la relazione dettagliata rimando a Rampegoni, mi limito a qualche consiglio. La prima parte è oggettivamente pericolosa perchè pressochè improteggibile, al di fuori delle soste (almeno nelle condizioni di neve pressata incontrate), dove comunque occorre avere occhio per integrare i pochi chiodi presenti. Una caduta del primo sarebbe una tragedia. La goulotte a "tubo" che immette nel canale della seconda parte della via l'abbiamo trovata in neve inconsistente, così ci è toccato risalire il canale a sinistra per poi ritornare nel principale tramite calata di 25 m da larice (piccolo ma solido). Infine, l'ultima sezione della via riserva una sorpresa con un salto repulsivo di roccia marcia che mette alla prova i nervi: lo affrontiamo tutto a sinistra trovando per fortuna alcuni chiodi (A0 parziale possibile). Il canale ed il salto finale sono evitabili a sinistra per rampe e canalini nevosi probabilmente più facili (soluzione seguita dalla cordata che ci precedeva).  Dall'uscita della via le difficoltà maggiori finiscono ma bisogna armarsi di pazienza perchè la discesa fino al Passo Vrsic è lunga (lasciare preventivamente un'auto o chiedere un passaggio), inoltre se non si conosce la zona potrebbe risultare difficoltosa al buio, con varie possibilità di errore.  Come materiale consiglio friend #0.1-2, mazzetto di dadi, 4-5 chiodi misti, 3-4 viti da ghiaccio corte e medie (usata solo una di affidabile), 2 corpi morti per soste su neve. 
24 Gennaio 2025

Stella e Lucciole – Val Enghe

Piccola perla incastonata tra le rocce (dentro ad un camino) della solitaria Val Enghe.  Propongo a Marco questa salita e accetta subito: una via in goulotte alletta entrambi! La cascata si sviluppa su 4 tiri, soste su roccia misto spit e chiodi.  L1: muro appoggiato di 60 m fino ad una sosta a fix 12mm con catena sulla destra. 3, 60 m; L2: a sinistra si entra nella goulotte per sbucare su una prima zona appoggiata Sosta a destra su chiodo + fix. 3+, 30 m; L3: bel tiro in goulotte prima quasi verticale e poi più appoggiata. Un tratto facile conduce ad un grande ripiano. 4, 50m; L4: tiro chiave incassato nel camino. A seconda di come formato si può salire al centro o a sinistra, poi bella candela ed infine goulotte fino all'uscita. Sosta a destra su chiodo + clessidrone (valutare i cordoni). 4+/5, 50m.  Con tre doppie lunghe si è alla base. 
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