9 Ottobre 2022

Cima dei Preti e Duranno – L’attraversata

Regina e Re dell'Oltrepiave, concatenati in giornata con i forti Cadorini. Era da un bel po' che l'idea mi frullava per la testa, poi quando Flavio me la rilancia, mi basta poco per accettare. L'idea è quella di seguire la logica da Nord a Sud, percorrendo in salita la Via dei Triestini a Cima dei Preti, scendere per la sua via normale, collegarsi al Duranno tramite la selvaggia alta via 6, per poi salirne la via comune fino in cima. In discesa optiamo per tornare in Val Cimoliana passando per la Busa dei Vediei e Casera Lodina. La Via dei Triestini è forse l'itinerario più estetico ed elegante per raggiungere Cima dei Preti, calcandone la sua cresta Nord. Partiamo da Pian Fontana e risaliamo la Val del Drap, collegandoci poi al foro evidente sotto Cima Laste, da cui inizia la cavalcata. La linea da seguire è logica e degli ometti aiutano nei tratti in discesa, un po' meno evidenti. L'arrivo in cima è entusiasmante, poche vette godono di un panorama simile, vista anche la giornata pazzesca che troviamo. In discesa seguiamo la vecchia normale ed arriviamo nei pressi del bivacco Greselin, dove stacca la traccia dell'alta via 6 che conduce fino a Forcella Duranno. Caldo e sete ci accompagnano neanche fosse Luglio, ma la voglia di salire anche la seconda cima è forte e ci divertiamo pure ad arrampicottare lungo la via comune. Superiamo una cordata che si è attardata nel pomeriggio, poi io mi fermerei mezzora in cima ma Reni non ne vuole sapere ("don, don" cit.); così tempo 7 minuti siamo già lungo la via di discesa. Ultima sosta in Forcella Duranno e poi si tratterà solo di stringere i denti, anche se l'ambiente magico ripagherebbe da solo di ogni fatica! Le gambe sono provate ma due radler medie a Cimolais tireranno su gli animi e placheranno la sete...girazzo atomico questa volta!
6 Agosto 2022

Croda dei Toni per la via normale – Un capolavoro d’alpinismo classico

Bella ossigenata, in solitaria, su una via normale d'altri tempi, dove per salirla, occorre circumnavigare l'intera montagna. Direi un capolavoro d'alpinismo classico, che unito all'avvicinamento per la ripida e aspra Val del Marden e alla discesa per la Val di Cengia, permette di esplorare degli angoli selvaggi delle Dolomiti d'Auronzo. La salita è ben omettata nella prima parte, poi occorre intuito per trovare i passaggi migliori. Prima si sale per cengette e canalini ed una volta giunti alla cengia mediana, la si percorre passando i versanti Ovest, Sud, Est per finire col salire la cresta Nord e arrivare in cima alla Croda dei Toni. La discesa è agevolata dalle doppie comode (una corda da 60 m) lungo la via Drash che corre parallela al "Canalone Ghiacciato", che al 25 di Luglio non rispondeva più molto al suo appellativo.
23 Agosto 2021

Bianchi-Urban – Campanile di San Marco

Girare col Dep è una garanzia di divertimento, vuoi per quello che si fa, ma anche per come lo si fa. Entrambi cerchiamo due giorni di solitudine, fuori dal frastuono della massa che invade la montagna, così la scelta ricade automaticamente sulle Marmarole. E' il Dep che mi tira fuori questa via-viaggio sul Campanile di San Marco e accetto ben volentieri, anche perchè è da quella volta in Inverno con Nicola su Per Aspera ad Astra che è rimasto il desiderio di arrivare fino alla cima. Salita serale spaccagambe al Musatti e serata catartica. Sveglia delle migliori e attacchiamo sulle 9 scarse, baciati dal sole...neanca mal! Non sto qui a relazionare i tiri anche perchè onestamente non li ricordo tutti, inoltre il percorso non obbligato, lascia ampia libertà di manovra. La roccia è mediamente molto buona, spesso ottima ma in certi punti bisogna prestare attenzione! Così tanti chiodi penso di non averli mai battuti lungo una via (almeno 7-8 di cui uno di passaggio) e ammetto che nel tiro di IV in placca le scarpette mi avrebbero fatto comodo ma le avevo lasciate volontariamente alla macchina. Procediamo sempre a tiri anche se sarebbe possibile un po' di conserva nella parte centrale. La via è sinuosa e si attorciglia sulla montagna, risolvendo l'enigma di alcune placche difficili, aggirando per cengia in versante Est per poi agguantare uno spigolo provvidenziale che permette di continuare a salire rimanendo su difficoltà classiche. In alto il camino di IV non è proprio banale ma bisogna continuare a salire, un po' a intuito. Probabilmente siamo fuori relazione ma trovo un chiodo che da sicurezza e via ancora in alto per questo spigolo infinito, che solo in alto si fa vero spigolo, affilato ed esposto. Arriviamo in cima con la luce del pomeriggio e le nuvole che turbinano nel cielo, il suono della campana si perde nell'aria, assorbito dal vuoto che ci circonda. Non abbiamo molto tempo e la discesa impensierisce, così iniziamo a perdere quota e con svariate doppie mettiamo piede sul grande nevaio del Meduce di Fuori. Un'altra notte al Musatti non ce la toglierà nessuno.
13 Luglio 2021

Sperone Kuffner – Piz Palù

Alpinismo classico, mai difficile ma mai scontato. Era da un bel po' che non andavo in quota e sapevo che Maria scalpitava per qualche giro, così decidiamo per la trasferta in Svizzera, su queste montagne giganti che non abbiamo mai visto. L'obiettivo è lo Sperone Kuffner sul Piz Palù, una via di stampo classico, fondamentalmente di roccia, anche se nel complesso della giornata di neve se ne pesta molta! Optiamo per salire a piedi dal parcheggio degli impianti (2078 m) e dormire al Rifugio della Diavolezza (2979 m). Ragionando a posteriori, forse la scelta migliore è salire in funivia e portarsi con la tenda fin quasi sul ghiacciaio, che dista quasi un'ora dal rifugio, tuttavia la comodità di una doccia calda prima di andare a letto non è cosa da poco! Se devo essere sincero, avevo un po' sottovalutato questo itinerario dal punto di vista della lunghezza, visto che sono pur sempre 1000 m di sviluppo che si traducono in poco meno di una ventina di tiri ad esaurimento corda, se affrontato tutto legati come abbiamo fatto noi...col senno del poi siamo stati anche veloci! Peccato per la nuvola giusto in cima con conseguente panorama nullo, ma non si può tutto. Discesa poi infinita con bella ravanata su neve marcia e qualche ponte di neve preoccupante. Ovviamente arrivati troppo tardi per l'ultima funivia e quindi giù a piedi fino alla macchina...i piedi hanno ringraziato! Mega avventura con Maria, che anche quando sembra distrutta riesce a tirare fuori una riserva di energia nascosta!
1 Giugno 2021

Tre giorni sul Ghiacciaio del Tacul

A distanza di qualche anno scrivo di questa bella tre giorni con l'amico Nicola sul Ghiacciaio del Tacul. Fine Aprile 2018, partiamo gasati nel caldo di una Estate anticipata per stabilirci in tenda a quote più alte e fare qualche salita nella zona del Mont Blanc du Tacul. L'idea è quella di buttarsi su qualche goulotte ma è tutto secchissimo, così ripieghiamo su due classiche dei satelliti: la cresta dei Cosmiques e la traversata di Pointe Lachenal. Il primo giorno il meteo doveva essere migliore, invece una bufera di neve ci ha sorpreso verso la fine della Cresta dei Cosmiques. Arrivati alla stazione della funivia, scenderemo veloci in tenda dove ci ritireremo per il pomeriggio e la sera. Fortunatamente il secondo giorno il meteo è super e la traversata di Pointe Lachenal scorre liscia. Ci divertiamo e per l'ora di pranzo siamo di nuovo in tenda. L'ultimo giorno decidiamo infine di tentare il Mont Blanc du Tacul per la via Contamine-Negri, bella soluzione vista la secchezza diffusa. Non riusciremo a toccare la cima vera e propria per via delle forti raffiche di vento inaspettate che ci suggeriscono di scendere lungo la via normale. Alla fine ne sono usciti tre giorni stupendi in quota, dove abbiamo capito che non si scherza: siamo noi a doverci adattare alle condizioni della montagna e non viceversa!
20 Novembre 2020

Castello di Vedorcia – Cima Principale

Ammaliante e romantico con le sue guglie slanciate, il Castello di Vedorcia si erge un po’ nascosto nel Cadin di Toro, non sta in bella vista come le cime di fronte e infatti, addentrandosi nella valle, compare solamente verso la fine. In giro non si trovano molte informazioni a riguardo, ma leggendo sul Visentini si capisce subito che qui si vivranno momenti d’alpinismo d’esplorazione, cosa ormai sempre più rara. Anni fa mi è capitato di pensare a queste salite come ad un gioco, una sorta di caccia al tesoro, dove il tesoro può essere rappresentato dalla vetta o più spesso da uno scorcio o un passaggio inaspettato che ti apre la prospettiva e ti sorprende. Sta di fatto che questa volta siamo in macchina che saliamo lungo la strada del Padova e ancora non sappiamo con precisione che cima salire. L’idea iniziale era per la Pala Grande, altra bella croda selvaggia, ma la neve che si vede sotto forcella Cadin ci fa desistere. Per Angela è la prima volta su questi terreni ma la conosco e sento di darle fiducia, così decido per il misterioso Castello di Vedorcia: non ce ne pentiremo! Partiamo dalla radura del Padova con un bel freddino, il Sole di Novembre è ormai basso e non arriva a scaldare il fondo della valle, soprattutto nel Cadin di Toro, dove tutto è fermo e congelato. Però più su, in alto, le crode risplendono e noi ne siamo attratti…peccato che man mano che saliamo, il Sole giri con noi, spostando il tepore sempre più in là e facendoci restare sempre al freddo! Ma poco male, muovendoci ci scaldiamo. Abbiamo con noi la relazione del Visentini che, se ben interpretata, suggerisce di seguire l’ampio cengione mugoso da sinistra a destra, fino al primo cambio di direzione. Fin qui di […]
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