13 Settembre 2021

Aste-Susatti – Punta Civetta

Nel silenzio siderale della Nord-Ovest, interrotto solo dal sibilo dei sassi che piovono dall'alto, Armando Aste e Fausto Susatti hanno tracciato uno dei loro capolavori alpinistici sul diedro di destra di Punta Civetta. Oltrepassato il laghetto Coldai, la muraglia appare e non posso fare a meno di trasalire, i battiti a mille, ma la voglia di mettere le mani sulla roccia è troppa e questo meteo di fine stagione è un regalo che va colto a braccia aperte. Arrivati più o meno sulla verticale di Punta Civetta attacchiamo ed ha inizio il viaggio verticale, fatto di fessure, diedri e camini. Dopo un po' non guardo neppure più la relazione da quanto è logica la via...tiro dopo tiro entriamo dentro la Nord-Ovest. Dopo uno slungone in diedro da antologia, mi ritrovo in sosta ad urlare di gioia. Poi entriamo nei camini terminali, i camini terminali del Civetta, che sono duri a morire. Man mano che saliamo, sento l'aria farsi più fredda. Altri tre tiri e siamo fuori. Il forcellino sommitale è una finestra sulla Val di Zoldo, la luce del tardo pomeriggio illumina le vette ma le valli stanno entrando nell'oscurità, alpinismo romantico all'ennesima potenza. Anche il Frenz sbuca fuori sulle ultime roccette, provato ma felice, di una gioia che ti fa venire la pelle d'oca. In discesa non corriamo, che senso avrebbe farlo? Pit stop al Coldai per panino, birra e caffè in previsione del viaggio in macchina, indubbiamente il momento più pericoloso della giornata. Giù al parcheggio buttiamo letteralmente tutto in macchina, una stretta di mano, uno sguardo...e alla prossima vecchio mio!
11 Settembre 2021

Via dei Tedeschi – Mulaz

Reduce da due giorni di dislivello, intimo al Frenz di fare qualcosa in cui si cammini poco. Inoltre le temperature sono più da primi di Ottobre che da fine Agosto, perciò sarebbe da cercare un'esposizione solare. Optiamo per il Mulaz: 2 ore di avvicinamento e pieno Ovest. Risalendo la Val Venegia qualche dubbio sull'aspetto termico ci sovviene ma ormai siamo in ballo. La conferma arriva all'attacco e ancor più alla fine del primo tiro quando parte la bollita alle mani, sempre piacevole. Nel frattempo sul groppone ci saranno già quasi 1000 m di dislivello, le ginocchia ringraziano. I primi cinque tiri sono veramente belli e si può dire che la via si risolve in questi, poi sgrada e diventa più discontinua, senza mai scadere. L'arrampicata è fisica e abbastanza atletica, prevalentemente in diedri fessurati. Il primo tiro ha un passo ostico in uscita dal diedro, il secondo un bel passo su lama che vale il tiro...guardarsi bene attorno per passare! La gradazione si fa croccante sul terzo tiro e sull'uscita del quarto...V+ di quelli che mettono in riga! Il quinto tiro è invece di movimento, prevalentemente in placca su bella roccia, una goduria! E' sempre bello uscire in vetta, poi il Mulaz è una bella montagna. In discesa ci fermiamo al rifugio, posto incantevole al cospetto della parete Nord del Focobon. Super giornata col compagno di avventure Frenz, a comando alternato.
6 Settembre 2021

Messner – II Torre del Sella

I piani iniziali erano altri ma Niccolò mi propone questa via che avevo solo sentito nominare ogni tanto (che ignoranza!) ma mai preso seriamente in considerazione, via che poi si è rivelata essere un piccolo capolavoro sia di logica che di arrampicata! Sale in pieno Ovest, quindi bel fresco anche nelle giornate più calde, superando una prima fessura atletica che regala una bella sveglia e poi delle placche lavorate piene di buchi e fessure. L'orientamento non è facile, infatti temo di aver sbagliato in qualche punto ma per fortuna poi ci siamo sempre riportati sul tracciato corretto. Un pensiero va a Messner nel 1968 con i rigidi...da brividi! Poche protezioni lungo i tiri e quasi mai buone possibilità di integrare tranne nel primo. Le soste comunque ci sono tutte, anche quella alla base della rampa finale, basta salirla per qualche metro. Poi quella successiva manca, ma a destra sulla cengia c'è un clessidrone bomba. Che dire se non che la ripetizione è altamente consigliata, divertimento assicurato! Salita con Erica e Giulio in gran forma!
1 Settembre 2021

Locatelli – Sergent

Con Maria su questa bella via classica del Sergent in Valle dell'Orco, che sale una bella linea di fessure della parte destra della parete. Ovviamente il primo tiro è un trauma ma tutto sommato si riesce a risolvere senza incastrare più di tanto. Poi seguono due bei tiri più facili che portano ad una cengia ampia. La ripartenza dalla cengia presenta un bel passo non banale, protetto bene da chiodi, poi si continua per un camino facile che più in alto si chiude e obbliga ad un passo che ha dello speleologico, ovvero bisogna passare attraverso un foro che ha le dimensioni di una palla da basket...incastro assicurato! Noi decidiamo di calarci dopo questo tiro, anche se sarebbe possibile proseguire a destra su cengia per attaccare o la variante d'uscita Grassi oppure altre vie. Con tre comode doppie siamo alla base. Brava Maria alla sua prima esperienza su granito, che pur non con qualche ostrega sul tratto del camino, ma è passata!
30 Agosto 2021

Messner-Frisch (Grande Muro) – Sass dla Crusc

Col Frenz su questa via storica, varia e bellissima. La parete Ovest del Sass dla Crusc è na ghiacciaia, quindi meglio scegliere giornate calde e comunque finchè non batte il sole si starà in piumino. L'avvicinamento è sempre simpatico e lo rifaccio volentieri, due anni fa col Cippo per salire il Mayerl, questa volta invece stiamo più a destra. Davanti a noi una cordata di tre Liguri ci apre la via, così non dovremo mai guardare la relazione, cosa che comunque non avremmo fatto, la linea è veramente logica! La prima metà della via è in stile classico: si inizia in diedro, poi si sale un camino vecchio stile e si finisce per fessure. La solfa cambia dopo la cengia con un tiro in strapiombo atletico e ben chiodato che tocca a me, spaziale! Prosegue il Frenz sul famigerato traverso che si porta fuori egregiamente, il passo finale è parecchio delicato! Poi proseguo io fino in cima, la roccia è molto bella e la scalata diventa esigente, a mio parere il tiro chiave è l'ultimo! Stupendo uscire sull'altopiano. Il Frenz ha fretta e vuole prendere la funivia, così scappa. Io me la prenderò comoda, godendomi il sole pomeridiano. Doccetta rigenerante in parcheggio e via verso l'obiettivo del giorno seguente, la Messner alla II Torre del Sella.
23 Agosto 2021

Bianchi-Urban – Campanile di San Marco

Girare col Dep è una garanzia di divertimento, vuoi per quello che si fa, ma anche per come lo si fa. Entrambi cerchiamo due giorni di solitudine, fuori dal frastuono della massa che invade la montagna, così la scelta ricade automaticamente sulle Marmarole. E' il Dep che mi tira fuori questa via-viaggio sul Campanile di San Marco e accetto ben volentieri, anche perchè è da quella volta in Inverno con Nicola su Per Aspera ad Astra che è rimasto il desiderio di arrivare fino alla cima. Salita serale spaccagambe al Musatti e serata catartica. Sveglia delle migliori e attacchiamo sulle 9 scarse, baciati dal sole...neanca mal! Non sto qui a relazionare i tiri anche perchè onestamente non li ricordo tutti, inoltre il percorso non obbligato, lascia ampia libertà di manovra. La roccia è mediamente molto buona, spesso ottima ma in certi punti bisogna prestare attenzione! Così tanti chiodi penso di non averli mai battuti lungo una via (almeno 7-8 di cui uno di passaggio) e ammetto che nel tiro di IV in placca le scarpette mi avrebbero fatto comodo ma le avevo lasciate volontariamente alla macchina. Procediamo sempre a tiri anche se sarebbe possibile un po' di conserva nella parte centrale. La via è sinuosa e si attorciglia sulla montagna, risolvendo l'enigma di alcune placche difficili, aggirando per cengia in versante Est per poi agguantare uno spigolo provvidenziale che permette di continuare a salire rimanendo su difficoltà classiche. In alto il camino di IV non è proprio banale ma bisogna continuare a salire, un po' a intuito. Probabilmente siamo fuori relazione ma trovo un chiodo che da sicurezza e via ancora in alto per questo spigolo infinito, che solo in alto si fa vero spigolo, affilato ed esposto. Arriviamo in cima con la luce del pomeriggio e le nuvole che turbinano nel cielo, il suono della campana si perde nell'aria, assorbito dal vuoto che ci circonda. Non abbiamo molto tempo e la discesa impensierisce, così iniziamo a perdere quota e con svariate doppie mettiamo piede sul grande nevaio del Meduce di Fuori. Un'altra notte al Musatti non ce la toglierà nessuno.
×