26 Agosto 2023

Libidine Grigia – Sasso di Toanella

Torno sempre volentieri a scalare in Bosconero, vuoi perchè il gruppo ha mantenuto una sua integrità, pur essendo facilmente raggiungibile, vuoi per l'ambiente appartato e silenzioso, vuoi per l'amena radura della Casera, dove ogni volta si trascorrono piacevoli momenti di fronte ad una buona birra, con qualche metro in più nelle dita.  Questa volta sono con Livio e Marcello e si decide per Libidine Grigia sul Sasso di Toanella, via temuta per la scarsa protezione e proteggibilità delle placche della metà superiore che qualche anno fa infatti mi avevano respinto. Con l'inossidabile Nicola avevamo salito la KCF il giorno precedente e poi avevamo tentato Libidine ma, arrivato alla prima placca che parte dal terrazzino, la testa non girava e l'unico pensiero era quello di spalmarsi per terra. Ci superò pure una cordata e ovviamente l'ego sentendosi ferito cercò di spingermi a tentarla ma per fortuna ascoltai la voce interiore che mi diceva di scendere. Ci sono giorni in cui è meglio evitare di cercarsi rogne, però ricordo che al tempo ci rimasi parecchio male, rodeva. Ma come mi disse un amico, sarei tornato a mente libera e serena e quel giorno è arrivato.  Mi ritrovo sotto la placca incriminata e tutto appare più semplice e chiaro (è da dire che nel frattempo è stato aggiunto un buon chiodo), neanche me ne accorgo e sono in sosta. Così l'ingranaggio è stato messo in moto, non si può fermare e tiro dopo tiro la via si dispiega, tra le nebbie di una fredda giornata di fine Luglio. Forse anche troppo fredda visto che ci ritroviamo a doverci scaldare le mani prima di ripartire sui tiri! Il buon Livio non batte ciglio sul passo chiave della parte superiore e poi ci conduce fino in vetta.  La via di discesa, lungo la normale, è quanto di più Dolomitico possa esserci: un dedalo di canalini e cengette che pian piano ti conducono alla base della montagna.  Scendendo il canalone di Forcella di Toanella ci voltiamo e la cima è avvolta nella nebbia, una foto e via in Casera Bosconero a brindare! 
23 Luglio 2023

Via della Soddisfazione – Cima d’Ambiez

Io e il Lorenz siamo reduci dalla Cresta Cerana al Carè Alto ma la voglia di arrampicare è troppa, così ci spostiamo in Dolomiti di Brenta per salire la Via della Soddisfazione a Cima d'Ambiez. Posto che l'avevo sempre un po' snobbata per via del grado su carta, mi sono dovuto invece ricredere: si tratta di una via di un certo impegno con il tiro chiave centrale abbastanza ingaggiante (meglio non cadere).  Dormiamo al rifugio Agostini (gestione 5 stelle!) e la mattina in mezzoretta abbondante siamo all'attacco. Ci sono due possibilità: salita diretta per il cavo metallico oppure giro largo a prendere la cengia basale da destra. A inizio stagione consiglierei la seconda, prestando attenzione a eventuali buchi (anche molto profondi) tra neve e roccia. Per l'attacco seguiamo la variante Stenico-Girardi, ricongiungendoci all'originale dopo due tiri. Nel complesso la via è poco chiodata lungo i tiri ma le soste sono sempre buone, raramente da integrare. Serie di friend #0.2-3 doverosa e consiglio anche 3-4 chiodi e martello per evenienza, soprattutto nella parte alta, dove è facile finire fuori via, cui si aggiunge spesso la nebbia che qui è pressochè una costante.   Per la relazione rimando alle innumerevoli reperibili, mi limito ad alcune osservazioni: Sul prima tiro della variante Stenico, non seguire la cengetta a sinistra ma salire in obliquo fino alla sosta.  Su L3 si può stare a sinistra senza salire fin sotto al tettino giallo L7 non ha più il nut incastrato e sull'ultimo chiodo si riesce a far passare un cordino per rinviare.  Su L9 prestare molta attenzione perchè la via tende a perdersi. Si supera la prima nicchia e poi si scala un diedrino, oltre il quale viene naturale uscire a destra per raggiungere una sosta. Noi abbiamo fatto così e poi tendenzialmente obliquato a sinistra per ricongiungerci al canalino finale, facendo almeno 1 tiro e mezzo fuori via. Valutare di salire direttamente stando più a sinistra dopo il diedrino.  Causa orario e temporale imminente che poi non è mai arrivato, non siamo riusciti a salire sulla cima. La discesa è un po' complessa ma direi che c'è di ben peggio in giro.  Dall'uscita della via basta spostarsi a sinistra per cengia e si intercetta la normale di discesa dove a tratti si disarrampica seguendo gli ometti, a tratti si seguono alcune comode calata su fittoni resinati, molto utili in caso di neve, come nel nostro caso. Infine si ritorna sulla cengia d'attacco.  Avventurona con Lorenz, culminata con la cena al Ristoro Dolomiti di Brenta... la vera sfida è stata non addormentarsi alla guida durante il viaggio di ritorno...ma questa è un'altra storia! 
20 Giugno 2023

Studlgrat – Una cavalcata sulla cresta Sud-Ovest del Grossglockner

Fino a un mese fa se mi avessero detto "Grossglockner", avrei risposto "Mayerlrampe", infatti il lato Sud della montagna non l'avevo mai considerato troppo, invece racchiude una linea veramente superba: la Studlgrat!  Il Grossglockner è la montagna più alta dell'Austria e come tale viene presa d'assalto, soprattutto lungo la via comune; tuttavia salendoci ai primi di Giugno non troviamo troppo affollamento e anzi sulla Studlgrat siamo da soli.  Decidiamo di sparare il cartuccione in giornata dal parcheggio, così alle 3 30 partiamo dalla macchina. In meno di un'ora e mezza siamo allo Studlhutte a 2802 m, pausa colazione e ripartiamo. Saliamo il pendio di fronte al rifugio e poi il ghiacciaio Teischnitzkees tenendo la destra, finchè raggiungiamo un pendio nevoso che permette di accedere alla cresta.  La via è famosa, mi limito a dare qualche consiglio. Via attrezzata con numerosi paletti metallici, cavo e alcuni anelli cementati che facilitano l'orientamento e migliorano notevolmente la sicurezza, comunque consiglio di portare friend #0.4-1, utili se si vuole progredire in conserva protetta. Una corda da 30 m basta e avanza.  Noi abbiamo trovato condizioni abbastanza nevose nella parte alta con la neve che al sole iniziava a mollare dalle 9 30 (zero termico 3500-3700 nelle ore centrali), elemento da valutare.  Discesa lungo la via normale relativamente facile ma non banale come invece pensavo, sia nella parte alta che comunque presenta dei tratti esposti e da disarrampicare, che in quella bassa a ridosso del ghiacciaio, con una sezione di ferrata ripida (sempre possibilità di brevi calate). A inizio stagione non abbiamo visto un crepaccio, ma penso che in altri periodi possa esserci qualcosa.  Bella salita in compagnia dei forti compagni di corso Matteo, Livio e Pietro! 
16 Giugno 2023

Via della Croce al Sass de Mura – L’anello dalla Val Nagaoni

Dopo un tentativo ad una via a Nord del Piz de Sagron il mese precedente, Matteo ripropone di andare in Vette Feltrine, questa volta però per salire il Sass de Mura per la Via della Croce, un itinerario alpinistico firmato Luigi Cesaletti, nel lontano 1881.  Come logistica ci interroghiamo su cosa convenga fare e grazie agli informatori di Matteo, optiamo per salire la Via della Croce alla cima Nord-Est (2547 m), compiere la traversata a cima Sud-Ovest (2522 m) e scendere per la via comune. Ne risulta un anello parziale, partendo e tornando in Val Nagaoni, laterale della bella Val Noana. Partiamo dal fondovalle (1160 m . ca) e saliamo al Rifugio Boz. Da qui puntiamo allo splendido Cadin di Neva e all'omonima forcella (2148 m), dove stacca la via comune del Sass de Mura che seguiamo su terreno innevato fino al primo spallone. Da qui proseguendo a sinistra si segue la via comune, a destra invece si percorre la banca Soliva che porta alla "Finestra", un arco naturale di roccia, posto proprio sulla forcella che separa il Sass de Mura dallo Spallone vero e proprio (vedi Diretta de Bortoli alla Parete Piatta), da cui parte la Via della Croce.  In rete si trovano relazioni dettagliate quindi mi limito a dare qualche indicazione.  La via è di stampo esplorativo, quindi segue le debolezze della parete, bene o male sempre omettata.  Ci si muove spesso su terreno di II grado con qualche tratto più impegnativo fino al IV nel camino Cesaletti iniziale. La traversata alla cima Sud-Ovest è delicata in qualche punto e richiede un minimo di intuito nella ricerca dell'itinerario. L'itinerario è perfetto per la tecnica di corda corta.  La chiodatura è scarsa, tranne nel traverso iniziale e nel camino Cesaletti. Poi sulla via comune si trovano gli ancoraggi per le tre doppie. Noi abbiamo usato friend #0.4-2, 4 rinvii e corda intera da 50 m. Chiodi a discrezione ma non necessari.  Bella avventura con i super motivati Matteo e Stefano! 
7 Giugno 2023

Via Battaglia – Parete di San Vito di Arsiè

Questo inizio di Giugno instabile ci porta a dirottare verso l'amata Valsugana per una combo di vie a bassa quota, la prima delle quali è la Eugenio Battaglia alla Parete di San Vito di Arsiè che si è rivelata una valida opzione, anche perchè la mattina diluviava da Valstagna in giù! Solitamente infatti questa parete è prettamente invernale, tuttavia in giornate coperte anche ad inizio stagione può essere percorsa senza morire di caldo, unico neo la vegetazione invadente!  Per raggiungere la via adesso conviene decisamente partire dal deposito ANAS di Primolano, visto che la stradina che stacca dalla Parete di Cismon è interrotta per lavori. Raggiunto un largo piazzale d'esbosco si individua una piccola traccia a sinistra e a fantasia si sale sotto la parete. L'attacco è segnato con una targa gialla: la prima linea a destra dovrebbe essere il primo tiro di Qoyaanisqatsi, la seconda Wie Geht's.  La via è interamente chiodata (S1, sufficienti 14 rinvii) a mix di fix e piastrine artigianali (con tasselli nuovi), le prime due soste sono collegate e attrezzate per calata, le altre no. Fare attenzione alla giusta linea, perchè sia a destra che sinistra salgono altre vie.    1- Il primo tiro è quello di artif., una legna (6c+++, a freddo) ma si passa in A0 su chiodo a pressione e vecchio spit. Per fortuna poi la via diventa più scalabile. 2- Il secondo tiro è quello della tanto decantata placca, con finale estremamente delicato, equilibrio e sensazione (6b+, iper chiodato).  3- Tiro più facile con roccia molto bella e gripposa, uscita vegeto-minerale fino in sosta, a sinistra della fessura del tiro successivo (6b, nettamente più facile del precedente). 4 - Fessura da non sottovalutare perchè svasata con un passo decisamente duro. In guida 6a, per me più dura del tiro precedente. Finale su bella lama fino in sosta.  5 - Tiro facile di trasferimento su dritti nel bosco e poi a destra trovando anche una corda fissa fino ad un terrazzone con sosta raccapricciante ma fondamentalmente poco utile. Per fortuna c'è un fix basso di un tiro di variante, utilizzabile per integrare (III). 6- L'originale si sposterebbe a destra sul vago spigolo ma decidiamo di salire la variante apparentemente chiodata di recente. Bel tiro su tacche con sditata iniziale e poi alcuni bombè e strapiombini. Scalo male perdendo energie e mi sguizza un piede sull'ultimo strapiombino: volo quasi a testa in giù e niente on-sight! Valuterei il tiro sul 7a, bello sicuramente! In uscita si prosegue per trovare una sosta con catena e anello.  Qui ci becchiamo 10 minuti di diluvio, gli unici della giornata. Le opzioni sono due: proseguire e scendere per sentiero oppure discesa a doppie, che scegliamo. Con una prima doppia corta siamo al terrazzone, da cui ripercorriamo a ritroso il tiro di collegamento (possibile doppia su maglia rapida). Da qui con una seconda doppia ci portiamo ad una sosta a destra della fessura svasata e poi con terza doppia ampiamente a terra (corde da 60 m).  Salita valida, con un Nicolò decisamente in forma! 
1 Giugno 2023

Luce la Sera – Monte Spitz

Quando sali una via di Alessio Roverato ti sembra sempre un po' di essere in montagna. Vuoi per l'avvicinamento, vuoi per la roccia da verificare o per l'ambiente selvaggio...ed è per questo che attrae! Luce la Sera sale gli strapiombi gialli della repulsiva parete Est del Monte Spitz, a picco sul Canale del Brenta. La propongo a Marcello che non esita un istante, così ci ritroviamo all'attacco con un caldo umido micidiale e 270 metri da salire. Il primo tiro sveglia bene: la scalata è bella ma la roccia non allo stesso livello. Se ci si aggiunge il caldo, arrivo in sosta bello sudato, ma va bene così. Facciamo bene i conti: attaccando tardi il Sole gira rapido e la parete ci regala l'agognata ombra. Prendiamo subito un buon ritmo e il secondo tiro ci regala movimenti eleganti su roccia tra il giallo e il nero, spettacolare!  Appena prendiamo quota dal limite del bosco sentiamo l'aria tutto attorno. Si percepisce la natura, nel verde della vegetazione (una giungla!), nel viola delle campanule che crescono abbarbicate alla roccia e nell'arancione dei gigli che popolano infiniti giardini pensili.   Il duro strapiomba per davvero e la scalata si trasforma in una continua intuizione di quello che si potrà trovare oltre il tetto successivo. E' un bel gioco, fatto di dita, bicipiti e opposizioni di forze, anche se alla fine a vincere, come spesso accade, è stata la gravità! Ciliegina sulla torta, al terz'ultimo tiro arriva il temporale. Una breve pausa in una nicchia ci consiglia di uscire lo stesso anche se piove, in fondo la roccia non si sta bagnando tanto... mi ritrovo a recuperare Marcello sul bosco sommitale, sotto il diluvio: era da un po' che entrambi non ci prendevamo un po' d'acqua!  Saliamo dritto per dritto il boschetto fino a beccare la stradina sterrata che seguita verso destra ci porta al sentiero e poi giù in valle. 
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