7 Giugno 2021

Spigolo Vinci-Bernasconi integrale – Pizzo Cengalo

Sono in giro con l'amico Cippo e dal Piemonte, dove abbiamo salito una bella via sul Becco di Valsoera, ci spostiamo in Val di Mello. Vorremmo salire qualche classica della valle e la Cassin alla Nord del Badile ma il meteo non ci aiuta e ci rimane una finestra di bel tempo di poco più di 36 ore, così decidiamo per lo Spigolo Vinci-Bernasconi a Punta Angela sul Pizzo Cengalo, piano B di tutto rispetto! Quasi tutti lo salgono evitando i primi tiri, invece noi decidiamo per la salita integrale effettuando quella che sarà una vera e propria traversata di cresta che alterna tiri di arrampicata ad altri più da alpinismo classico dove conta di più sapersi muovere in ambiente che saper scalare bene. Con noi ci sono anche Alessio e Luca, conosciuti giù in valle e con il nostro stesso obiettivo! Partiamo a metà pomeriggio dai Bagni di Masino e saliamo con gli zaini belli carichi fino nei pressi del rifugio Gianetti. Na sudata atomica ma ne è valsa la pena. Lo sguardo cade spesso sullo Spigolo, è una linea di salita logicissima e bellissima. Ci sistemiamo con le tende e dormiamo sonni tranquilli anche perchè non servirà svegliarsi prestissimo, avendo risparmiato 3 ore di avvicinamento. La mattina seguente ci spostiamo all'estrema destra della parete e tramite tre tiri ci portiamo sulla cresta che poi seguiremo a destra, sul filo o a sinistra fino alla fine della via. A metà decido pure di perdere le scarpe giù. Unire 4 corde non basta per recuperarle...bisognerà inventarsi qualcosa! La prima metà della via non è difficile ma richiede di sapersi muovere in ambiente, la seconda metà presenta invece i tiri più impegnativi a livello tecnico (schiena di mulo, diedro nero) e anche molto belli. Finita la via decidiamo di calarci velocemente lungo la via a spit "Carosello" che termina nello stesso punto dello Spigolo, così avanza qualche ora di luce per cercare le scarpe perdute. Cippo mi presta le sue e da eroe torna in tenda con le scarpette d'arrampicata. Io nel mentre aggiro tutta la montagna a velocità della luce con tanto di calata in doppia. Incredibile ma vero riesco a ritrovare le scarpe, finite tra la neve e la roccia sotto parete e a tornare alla tenda che sta facendo buio, giusto in tempo per la cena! Crederci, sempre:) L'indomani il meteo dovrebbe essere buono ma ci svegliamo che già pioviggina, ulteriore conferma che è stato un bene non andare sulla Cassin al Badile. Facciamo su le nostre cose e scendiamo verso valle, lasciando un pezzo di cuore fra questi prati e queste rocce.
9 Novembre 2020

Incompiuta – Colodri

Semplicemente un capolavoro! Pazzesco che una linea così logica sia stata salita integralmente solo così di recente. La proposta arriva da Nicola che vuole spararsi una via alpinistica prima che finisca la stagione. Il giorno precedente siamo sulla Segantini, sempre al Colodri ed arriviamo alla macchina col buio però la voglia è tanta e Nic vuole tirare…il ragazzo è gasato: vada per l’Incompiuta! Giretto ad Arco, pizzona con l’amico Marco che si unisce e il giorno dopo siamo alle 9 all’attacco della via in tre. La cordata che ci precede impiega un po’ a fare il primo tiro, così non attaccheremo prima delle 10, ma va bene così…siamo ad Arco! La via parte con un tiro impegnativo sul grigio, in parte azzerabile. Poi seguiamo un sistema di fessure (l’originale ho scoperto solo poi che va a sinistra) che ci porta sotto ad un diedro spettacolare che va seguito per due tiri di corda. Fin qui tira il Nic, totalmente on fire, poi passo avanti io. Un tiro di raccordo porta sotto al secondo diedro che si supera con tre tiri spaziali. Strapiomba in vari punti ma le prese sono sempre buone, peccato un po’ per il bagnato in alcuni punti che rende delicata la questione. Gli ultimi tre tiri sono invece su roccia grigia bellissima. La cosa stupefacente è che pure qui continua la linea logica di lame e fessure che porta fino in cima con arrampicata sempre sostenuta e mai banale. Arrivo in sosta che ormai le ultime luci illuminano la valle, è lo spettacolo. Recupero i compagni, una stretta di mano e via giù veloci per la ferrata. La via è sostenuta ma protetta a chiodi, qualche clessidra cordonata ed è molto ben proteggibile a friend: noi abbiamo portato una serie completa fino al #3 e ci sta […]
21 Settembre 2020

Due giorni in Piantonetto

Vacanze su granito. Non se ne parla di prendere funivie o andare a congestionarsi in mezzo alla calca: il Piantonetto fa al caso nostro. Saliamo carichi sia come peso che come gaso. Il primo lo lasceremo nella piana, il secondo sarà invece smorzato al primo tiro sul Becco della Tribolazione, dove una grandinata ci intima di scendere. Peccato, la roccia era qualcosa di unico. Bagnati e infreddoliti scendiamo e ci ripariamo sotto ad un masso dove Cippo tenta di accendere un fuoco con pochi risultati vista la legna umida, peccato sarebbe stato bello scaldarsi alla vecchia. Scesi alla tenda ci organizziamo e dopo una mini sessione di blocchi, decidiamo che il giorno successivo saliremo la Mellano-Perego-Cavalieri, classicona del Becco di Valsoera. La mattina dopo siamo lì che saliamo faticosamente il ghiaione, le distanze sono tutte amplificate e anche quando ti sembra che la montagna sia vicina, in realtà non lo è. In Dolomiti tutto è più piccolo e a portata di mano mentre in Occidentali bisogna scammellare! Dopo qualche tiro un po’ anonimo iniziano le danze. Cippo si spippa un tirello niente male su belle lame e uscita non banale, da annaspare! Poi tocca a me sul chiave gradato in artificiale. Parto con le migliori intenzioni su un diedrino aperto ma il piede obbligato da utilizzare si muove e i chiodi non mi paiono a prova di bomba… che la mungitura abbia inizio! Il tiro dopo è su roccia da antologia, non banale e con bella scalata; poi inizia il diedrone finale: qualcosa di unico, non finiva più! Mi raccomando in uscita sotto al tetto, prendere a destra (più facile) e non a sinistra, fino ad una sosta a spit! Per finire l’ultimo tiro ci porta sulla cima del Becco. Ci sarebbe piaciuto proseguire fino alla vera cima ma siamo […]
21 Settembre 2020

Perla Nera – Cima dei Lastei

Perchè in fondo credo ci qualcosa di profondamente spirituale nell’andare in montagna. Certi paesaggi, certi momenti sono cibo per l’anima. Sulla Perla Nera a Cima dei Lastei, a comando alternato con Francesco.  
14 Settembre 2020

KCF – Rocchetta alta di Bosconero

Di nuovo su questa parete fantastica per salire una via bella e sostenuta, a dir poco superlativa. Fessure, diedri, placca, un tetto: c’è tutto e la cosa bella è che si trovano sempre le prese al posto giusto, una goduria da scalare, su ogni tiro. Che dire… sulla Rocchetta è sempre spettacolo! Via più impegnativa della vicina Navasa, con cui si interseca in due punti. Ben chiodata anche se meno dello Spigolo Strobel. Le soste sono sempre chiodate e comode.
7 Settembre 2020

Stosser – Tofana di Rozes

Ancora a inizio Estate si parlava di una via da mettere in cantiere per la stagione. Laza mi propone la Stosser in Rozes e accetto ben volentieri perchè pur non essendo difficile su carta, so che ha un certo ingaggio per via della roccia non sempre buona e della chiodatura un po’ rarefatta. Finalmente arriva il momento e a noi si uniscono anche Nicola e Cippo che faranno cordata autonoma. Saliamo veloci la prima parte della Dimai e dopo una pausa attacchiamo la Stosser avvolti da una fitta nebbia che rende l’ambiente tetro e repulsivo. Forse anche per questo percepisco la fessura di V+ del primo tiro parecchio dura. Due tiri facili ci portano sotto al chiave sui gialli: tocca a Laza che se lo mangia, i traversi sono la sua specialità… io da secondo non sarò proprio tranquillo! Ci sono 3 chiodi di cui uno buono, poi bisogna andare un po’ lunghi fino in sosta. Il tiro successivo in diagonale a sinistra è bello stonfo e la sosta è proprio sotto una cascatella, yeah! Laza mi raggiunge e riparte ridendo: punti di vista. Si spippa un bel tiro che su carta è V+ ma siamo al confine col VI, non a caso Walter Stosser è considerato uno dei pionieri del VI grado e la sua via sulla Tofana un tempo era ben più ambita di ora perchè rappresentava un banco di prova per successive salite, anche la Solleder in Civetta. Decido di accorpare i due tiri successivi, ritrovandomi con degli attriti micidiali su un passo che di V ha ben poco, la roccia è quel che è e l’ultima protezione è 15-20 m sotto: l’unica è stringere il culo e andare. Un totem nero psicologico aiuta. Consiglio di fermarsi alla sosta intermedia, ne vale la pena. Laza continua su […]
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