13 Giugno 2019

Cassin – Piccolissima di Lavaredo

Dopo aver salito lo Spigolo Giallo, dormiamo al parcheggio del Rifugio Auronzo. Il luogo è spaziale e l’ambiente motivante perchè gira un sacco di gente fortissima! Si sente già parlare delle vie a Nord…e siamo l’8 di Giugno! Ci svegliamo che l’atmosfera è nebbiosa ma siamo fiduciosi e infatti poi il meteo ci ripagherà con una giornata migliore della precedente. La Cassin ha decisamente una marcia in più rispetto allo Spigolo Giallo infatti i tiri centrali sono molto sostenuti e con le protezioni a volte distanziate. Parto sul primo tiro in diedro, molto bello e accorpo fino alla cengia. Poi il secondo tiro mi da una bella sveglia e il terzo è una bastonata. Il traverso invece è facile rispetto al resto. Poi parte Cippo che si fa il diedro di VI- e il tiro dopo su roccia grigia molto bella. Infine Nicola conduce fino in cima. Per le doppie ci sono delle calate nuove su spit ma noi seguiamo due ragazzi altoatesini sulle vecchie calate, molto funzionali anche con una corda sola.  Ci caliamo dal grosso anellone dove termina la via (sotto la vetta) e poi traversiamo a dx (faccia a valle) fino allo spigolo dove parte una serie di 2 o 3 corde doppie che portano alla forcella che separata la Piccolissima da Punta Frida. Da qui con 4 doppie su nuovi anelli resinati, scappiamo dall’orrido innevato e grondante acqua e torniamo alla base.
13 Giugno 2019

Spigolo Giallo – Anticima della Piccola di Lavaredo

Primo di due giorni in Lavaredo, nonchè prima uscita della stagione in Dolomiti! Poca gente in giro, ottima occasione per scaldare a dovere i motori sul mitico Spigolo Giallo! E’ stata una grande emozione salire questa via a lungo sognata. Meno unti del previsto i tiri iniziali e magnifico il diedro giallo del nono tiro! La via, aperta da Emilio Comici, Mary Varale e Renato Zanutti  nel 1933, percorrerebbe interamente lo spigolo dell’Anticima della Cima Piccola di Lavaredo ma al giorno d’oggi la via più ripetuta evita a destra i tre tiri centrali in spigolo, alquanto marci. Per questa volta è andata bene così ma sicuramente tornerò per salire l’originale! Nonostante le nevicate tardive, vista l’esposizione a Est, abbiamo trovato la roccia asciutta, zero neve in via e neppure lungo le calate. Altro discorso lungo l’avvicinamento e sul conoide dove depositano le doppie, dove invece c’era ancora neve ma basta non aver paura di bagnarsi un po’.
29 Maggio 2019

Torre Venezia – Civetta

Quando ho visto per la prima volta la Torre Venezia me ne sono letteralmente innamorato: si eleva ardita e fiera a sfidare il cielo, bellissima. Ultimo baluardo della catena che scende dalla cima del Civetta, alla destra orografica della Val dei Cantoni, è paragonabile ad un missile, un siluro che si profila fra le nebbie dolomitiche per salire a trovare la luce. Nell’Estate 2017 con l’amico Laza, ho passato due giorni in totale immersione nella montagna e nella natura, sui Piani di Pelsa, ai piedi della Torre Venezia, per salire la via Andrich-Faè e la Livanos, entrambe stupende! La linea della Andrich-Faè mi aveva folgorato per la sua logicità ed estetica: dopo una prima cengia che permette di portarsi in aperta parete, si sale un sistema di fessure entusiasmanti, si traversa destra in leggera discesa per portarsi sotto ad un diedro fessurato pazzesco che va scalato fino alle ghiaie sommitali. Siamo partiti dalla Capanna Trieste nel pomeriggio e arrivare al cospetto della Torre Venezia al tramonto, quando le ultime luci del giorno che se andavano la tingevano d’oro, è stato lo spettacolo. Emanava un’aura di pace e serenità, fissa, immobile, muta ma capace di regalare emozioni indescrivibili. E’ bello accamparsi sotto alla montagna che si vuole salire perché, passando più tempo al suo cospetto, si entra in maggiore sintonia questa e con l’ambiente che la circonda. E poi l’arrampicata sulle sue rocce è stata pazzesca, un vero godimento, un bellissimo viaggio e per questo la ringrazio. Ringrazio e ricordo anche il grande Andrich che a quanto pare, quasi digiuno d’arrampicata, seppe risolvere i problemi che la parete opponeva, salendo da primo, nello sgomento dei compagni più vecchi ed esperti che lo assicuravano: un vero fuoriclasse!      
13 Maggio 2019

Via GuGu – Castelletto – Tofane

In questo periodo di maltempo, sfogliando le salite dell’anno scorso, mi è saltata all’occhio questa che avevo quasi dimenticato ma che invece mi era particolarmente piaciuta…una mezza giornata veramente rubata anche in quel caso al brutto tempo…osando un po’ e con un minimo di culo. Riporto quanto avevo scritto l’anno scorso su fb: “L’inizio stagione e il tempo incerto ci spingono su qualcosa di allenante ma veloce, così decidiamo per le Crollomiti e la via GuGu sul Castelletto, in Tofane, ci pare la scelta azzeccata. La via si articola in 8 tiri di arrampicata stupenda su roccia fantastica e non scende mai sotto al V grado. Dopo le prime placche ed un aereo spigolo, si giunge sotto ad un estetico diedro che va salito fino ad una fessura strapiombante, molto fisica, che rappresenta il tiro chiave. Belle sensazioni nello scalarla, alzando pian piano i piedi e incastrando le mani dentro! Poi per due tiri si prosegue sui gialli ed infine nell’ultima lunghezza si entra in un camino-canale che sbuca sulla cresta sommitale. Peccato solo che all’ultimo tiro, ci abbia beccati il temporale (per fortuna di striscio) e un po’ di grandine ci ha accompagnati fino in cima dove siamo rimasti ben poco visti i lampi e i tuoni. Con una doppia e un po’ di ravano nella neve marcia siamo scesi per il versante Nord e poi verso Forcella Col dei Bos avvolti da una nebbiolina spettrale. Mattina super, non si poteva chiedere di più! In compagnia dell’inarrestabile Nicola”.
8 Aprile 2019

Via del Drago – Lagazuoi Nord

Per scappare dal caldo ci rifugiamo in parete Ovest e passiamo una bella mattinata di arrampicata al fresco. Bella salita su roccia a tratti fantastica…meno in altri. Non proprio solido il quinto tiro dove recito qualche preghiera nel caricare gli appoggi o tenere alcune prese. Spettacolari gli ultimi due tiri in diedro, il secondo piuttosto sostenuto. Una via che ha segnato la storia dell’alpinismo: da salire almeno una volta! Ad essere sinceri sono rimasto un po’ deluso, probabilmente vista la grande aura che la circonda, mi aspettavo meglio da questa via. Comunque non posso certo parlarne male, anzi la consiglierei senza dubbio!
7 Aprile 2019

Diedro Manolo – Pian de la Paia

Secondo capitolo della trasferta in Valle del Sarca con l’amico Nicola. Dopo il Martini è la volta del Diedro Manolo, una linea logicissima che solca la parete del Pian de la Paia. Più corta ma più intensa, la via si svolge interamente in diedro, tranne nei primi due tiri di zoccolo e nell’ultimo tiro dove si ha anche placca. Nel diedro non si scende mai sotto al V e in alcuni tiri mai sotto al V+. A mio parere oltre al chiave ci sono almeno altri due passi di VI.  Complessivamente più godibile del Diedro Martini con la roccia meno unta ma da prestare comunque attenzione alla stabilità in alcuni tratti, si tratta pur sempre di roccia gialla! Chiodatura molto buona ma indispensabile integrare se non si è di molto al di sopra del grado.  
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